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sabato 1 febbraio 2014

ALDROVANDA VESICULOSA, LA GALLEGGIANTE DAL GRANDE NOME

Aldrovanda vesiculosa è una pianta acquatica particolare che porta il nome di un mio famoso concittadino: Ulisse Aldrovandi.
Aldrovandi è stato un naturalista, entomologo, botanico, esploratore curioso del mondo dei viventi nato e vissuto a Bologna dalla fine del '500 ai primi anni del '600.
A Bologna, e non solo, ha donato i suoi studi e la sua scienza, a lui dobbiamo il termine "geologia" e l'istituzione di uno di primi musei di Storia naturale che ancora oggi i bolognesi hanno il privilegio di visitare.

Palazzo Poggi, Bologna
Passeggiare sotto i portici più lunghi del mondo ed entrare a Palazzo Poggi, nel Museo Aldrovandiano è una tappa obbligata, muoversi tra le antiche teche è un privilegio che non mi faccio mancare.
La raccolta, come diceva Aldrovandi è un "teatro di natura" , un microcosmo in cui studiare 18000 "diversità di cose naturali", 7000 piante essiccate raccolte in 15 volumi, 17 volumi di acquerelli che mostrano piante, minerali, animali e mostri, 14 armadi, Pinachoteche che contengono tavolozze di legno intagliato, le matrici xilografiche dei volumi illustrati.

Matrici xilografiche
Ulisse Aldrovandi

Al fondatore della Storia Naturale moderna, illustre insegnante dell'Università di Bologna, grande figura della scienza, Linneo ha dedicato il nome di una pianta acquatica dalle caratteristiche non comuni: Aldrovanda vesiculosa, omettendo per errore di trascrizione la vocale "i".


Aldrovanda vesiculosa (detta anche "Ruota idraulica") è una pianta acquatica carnivora che appartiene alla famiglia delle Droseraceae, vive nella forma tropicale e in quella a clima temperato in un vasto areale.
Predilige acque stagnanti di paludi, laghi, foci tranquille di fiumi in tutti i continenti, America esclusa, ricche di anidride carbonica e povere di fosforo e azoto.


Aldrovanda vesiculosa è una pianta acquatica erbacea perenne priva di radici che fluttua liberamente sotto la superficie dell'acqua con un fusto semplice o scarsamente ramificato.
Le foglie sono situate fittamente in piccoli verticilli, i filamenti si sviluppano in nodi e internodi disposti a spirale con  una lunghezza che va da 6 a 20 cm (da qui il nome "ruota idraulica").
Da un'estremità la pianta cresce continuamente mentre dall'altra muore progressivamente.


Le trappole di Aldrovanda vesiculosa sono tutte sistemate verso l'esterno, quando un invertebrato sfiora i recettori, la "bocca" scatta chiudendosi.
La struttura della trappola è simile a quella di Dionea muscipula (Pianta acchiappamosche) ed è costituita da due lobi ricoperti di peli sensitivi (recettori) che si chiudono a scatto contemporaneamente per catturare un insetto.
Il principio è quello del tigmotropismo, ovvero la capacità di reazione ad uno stimolo tattile o meccanico, un modo completamente diverso di catturare insetti di Utricularia.

Dionea muscipula

La chiusura della trappola richiede 10-20 millisecondi e rappresenta uno dei movimenti più veloci nel Regno vegetale, tenendo anche conto che lo scatto deve opporsi alla resistenza dell'acqua .
Una volta catturato l'insetto, la trappola rimane chiusa circa una settimana, periodo che Aldrovanda utilizza per assimilare i nutrienti contenuti nell'insetto.


La pianta predilige larve di zanzare, protozoi, piccoli crostacei (dafnie o pulci d'acqua) che, una volta catturati, sostano per alcune ore nella zona periferica della "bocca" per essere riconosciute come prede da ghiandole che ne percepiscono l'odore molecolare.
Una volta riconosciuta, la preda viene sospinta nella zona centrale della bocca tramite particolari ghiandole che pompano acqua, qui avviene la digestione.
Nel caso in cui a far scattare la trappola non fosse stata una vera preda ma un corpo estraneo, nel giro di qualche ora ne avviene l'espulsione.

fiore

Aldrovanda vesiculosa fiorisce raramente e solo in condizioni ottimali.
I piccoli fiori bianchi sono solitari e fuoriescono dal pelo dell'acqua tramite brevi peduncoli, dopo poche ore vengono riportati sott'acqua. L'impollinazione da parte di insetti è molto difficoltosa.
I semi non concorrono alla riproduzione ma rappresentano per la pianta una riserva di amido, la moltiplicazione di Aldrovanda vesiculosa avviene attraverso la riproduzione vegetativa.

Trappola piena

Nelle zone a clima temperato come può essere quello italiano, la pianta necessita di un periodo di dormienza invernale.
Con l'abbassarsi della temperatura e con il calo delle ore di luce, Aldrovanda sospende l'accrescimento e sviluppa foglie non carnivore in un germoglio di protezione chiamato turione che scende sul fondo dello specchio d'acqua dove le temperature sono più stabili.

In alcune piante acquatiche il turione è una forma di sopravvivenza al freddo o alla mancanza di acqua in periodi molto siccitosi.

In primavera la pianta riprende il suo periodo vegetativo, un singolo turione può dar vita a 15-30 piante figlia per stagione.


Aldrovanda vesiculosa è un'ottima galleggiante che all'interno del laghetto, mastello o piccolo contenitore contribuisce notevolmente alla lotta contro le zanzare ed entra seriamente in competizione con le alghe.

E' un'acquatica di semplice coltivazione: ama le acque stagnanti, la luce solare e gettandone semplicemente un pezzetto nel laghetto in breve tempo l'impianto si sviluppa, tollera il gelo senza problemi.
Preferisce la compagnia di giunchi, canne, Pontederia, ninfee, Typha e Sagittaria che le forniscono anidride carbonica.

Turioni germinati

Aldrovanda è diventata una pianta estremamente rara in Europa a causa del
progressivo calo dell'ambiente naturale del suo ristretto tipo di habitat.
E' preferibile coltivarla all'aperto dove può nutrirsi senza problemi, in acquario è difficile da alimentare.

venerdì 22 marzo 2013

LAGHETTI A MARZO



Anche se l'inverno sta cercando di resistere con le unghie e con i denti ormai non ha speranze: deve cedere il passo alla primavera.
Al di là di equinozi ufficiali la zona acquatica si sta risvegliando, rizomi e semi in stato di dormienza sul fondo del laghetto hanno iniziato ad emettere nuovi germogli e a ricomparire in superficie.


La visita di uccelli insettivori di passaggio sulle sponde del nostro laghetto indica la comparsa in acqua di insetti come la Pulce d'acqua o altri minuscoli crostacei, oppure di uova o ninfe portate dal vento o dalle zampe degli uccelli.

La vita sta riprendendo anche se un po' più lentamente rispetto al resto del giardino.
I pesci stanno uscendo dal loro letargo, sono ancora un po' assopiti, inutile cibarli in abbondanza, per ora si accontenteranno degli insetti e delle larve acquatiche.

La presenza delle alghe è l'inevitabile risultato del processo di fermentazione dei detriti vegetali caduti durante l'inverno.
L'eccessivo nutrimento presente nell'acqua (eutrofizzazione) si manifesterà tramite una patina verdastra che ricoprirà le pareti del laghetto.

Ninfea

Le ninfee hanno emesso le prime foglioline, gli steli, grazie ad una forte concentrazione di ormoni, si allungano verso la luce ed il calore permettendo la fuoriuscita dalla superficie dell'acqua delle giovani foglioline pronte a respirare aria fresca.

E' arrivato il momento della manutenzione.

Controllare le sponde del laghetto: se le marginali sono cresciute in eccesso occorre dividerle o sfoltirle per non perdere l'equilibrio creato tra le piante di ripa.
Caltha palustris, Acorus calamus, Mentha aquatica, Pontederia cordata ecc.. ne trarranno beneficio e avremo la possibilità di ottenere nuove piantine da far radicare nel terriccio umido prima di trapiantare definitivamente.
Sono sufficienti contenitori di piccole dimensioni riempiti di terriccio e mantenuti al caldo, al riparo e in costante umidità per far radicare un'acquatica marginale.

Pontederia cordata

Verificare l'integrità della pavimentazione che eventualmente circonda il laghetto, sostituire lastre danneggiate e riparare quelle male allineate. Per rinnovare il bordo laghetto il vecchio pavimento può essere rivestito con legno da esterno, anche solo piccole parti daranno un nuovo volto alle sponde.

tipha


Controllare il livello dell'acqua: repentini cali dell'acqua in questo perido dell'anno non sono certo giustificati dall'evaporazione, il telo impermeabile del laghetto o il cemento potrebbero essere forati o crepati.
Eliminando lentamente l'acqua sarà possibile individuare il punto leso per eseguire la riparazione.

Se le pareti del laghetto sono costruite in cemento, per la riparazione occorrerà pulire la superficie cartavetrando la fessura e dopo aver ripulito bene la zona si dovranno spalmare due o tre mani di sigillante.
Se la fissurazione risultasse di dimensioni maggiori occorrerà riempirla con mastice di cemento idrorepellente prima di passare il sigillante.



fasi della riparazione

Nel caso in cui il danno sia a carico del telo per laghetti, si potrà riparare la lesione con appositi kit facilmente reperibili in commercio.
Sulla confezione sono elencate le procedure dettagliate.

Controllare le condizioni dell'acqua: le piante acquatiche ossigenanti, bivalve e gasteropodi d'acqua dolce non hanno ancora iniziato a filtrare l'acqua e a nutrirsi delle microalghe che crescono in totale libertà.
La comparsa del fogliame delle ninfee e delle acquatiche sommerse coinciderà con un repentino miglioramento dello stato dell'acqua.

erba coltella, ha già emesso un pollone

Per ridurre il volume di detriti all'interno dello specchio acquatico è opportuno utilizzare un retino per eliminare quelli di dimensioni maggiori.
Meglio non asportare in maniera massiva i detriti in decomposizione sul fondale, si rischierebbe di eliminare anche le gemme ancora dormienti delle piante acquatiche ed i microrganismi in letargo.
La melma rimossa dovrà essere lasciata almeno un giorno sulle sponde del laghetto affinchè i microrganismi ospitati all'interno possano ritornare indisturbati in acqua.

alghe infestanti

Sostituire completamente l'acqua del laghetto non è una soluzione, dopo poco le alghe torneranno ad infestare lo specchio d'acqua.
Pazientare che l'equilibrio biologico si ristabilisca darà le soddisfazioni attese.

Sconsigliato l'uso di alghicidi chimici, oltre ad avere un effetto di breve durata, potrebbero rivelarsi dannosi per la fauna acquatica.

Lasciare le alghe sul bordo laghetto per un giorno

Il ripristino dei giochi d'acqua che durante l'inverno sono stati spenti contribuirà all'ossigenazione del laghetto.
Prima di riattivare i giochi d'acqua, verificare l'integrità della pompa e pulire i filtri.

Moltiplicare e concimare le ninfee (spiegazioni in dettaglio nel prossimo post!)

Aggiungere nuove piante acquatiche soprattutto di tipo ossigenante come il ceratophillum, la limpidezza dell'acqua sarà assicurata.

Prima di farsi prendere dalla frenesia di aggiungere ulteriori tipi di piante (anche io resisto con difficoltà), verificare che l'equilibrio biologico si sia stabilizzato.


E' adesso rimbocchiamoci le maniche! Buon lavoro!

domenica 17 marzo 2013

TINCA TINCA, UNA SPAZZINA NOTTURNA

Nelle acque a flusso molto lento o fermo in cui i fondali sono fangosi e ricchi di vegetazione, troviamo la Tinca, un Ciprinide della stessa famiglia delle Carpe.


Tinca tinca (secondo la classificazione di Linneo), è un pesce di origine Euroasiatica molto resistente, sopporta gli sbalzi di temperatura, la scarsità di ossigeno e l'asciutto.

La specie popola stagni, laghi, fiumi di pianura, fossati, pozze argillose ricche di canneti e vegetazione in cui può rifugiarsi e cercare cibo.
La tinca sopravvive dove altri pesci non ce la farebbero vista la sua notevole resistenza.


In un laghetto di medie dimensioni ed in compagnia di altri Ciprinidi, Tinca Tinca si rivela un pesce tranquillo e di notevole interesse: nelle ore notturne e crepuscolari si intana sul fondo e nel limo per nutrirsi di alghe, residui di vegetali, insetti acquatici, larve.

E' una vera spazzina notturna dalle abitudini discrete, vive in piccoli branchi senza spostarsi molto dai luoghi abituali.
Per lunghi periodi sparisce dalla vista per rimanere inattiva infossata nel fango, soprattutto in inverno quando entra in uno stato letargico, rigida e totalmente insensibile.


La tinca ha un corpo tozzo, simile a quello delle carpe, con pinne arrotondate tranne la caudale che risulta più squadrata.
La colorazione è verde oliva, più chiara sul ventre e il corpo ricoperto da uno spesso strato di muco viscido che la rende scivolosa come un'anguilla.

Questa caratteristica le ha attribuito il titolo di "pesce dottore" perchè , nelle credenze popolari, si pensava che strofinandosi contro la pelle di una tinca si potessero curare numerose malattie.



La bocca di questo Ciprinide è di piccole dimensioni, con piccoli barbigli ai lati, le labbra spesse afferrano il limo da cui estrae la sostanza organica per risputare la fanghiglia.

In media una Tinca raggiunge i 20-40 cm di lunghezza e 1-2 kg. di peso, anche se si sono osservati esemplari di dimensioni maggiori.

Nonostante i Ciprinidi sopravvivano sino a 25 anni, la Tinca in media vive circa 10 anni.
La riproduzione avviene in estate, la femmina si porta in acque basse e deposita per un lungo periodo una enorme quantità di uova che saranno poi fecondate da 1 o 2 maschi.
Le piccole tinche dopo la schiusa delle uova rimangono attaccate per una decina di giorni alla vegetazione, poi assumono subito gli stessi comportamenti degli esemplari adulti.

In natura la tinca sta diventando un animale sempre più raro, specie alloctone molto competitive dal punto di vista alimentare stanno occupando la nicchia della Tinca.

Tinca dorata

La Tinca dorata è una specie ornamentale molto adatta ai laghetti.
La colorazione va dal color oro al rosso scuro, su alcuni esemplari sono presenti macchie scure sul dorso e sulle pinne.

Tinca tinca con le sue abitudini alimentari è un valido aiuto per eliminare le fastidiose alghe infestanti dai laghetti ornamentali in modo ecosostenibile.
Ghiotta di lumache, aiuterà ad eliminarle.

Gettate qualche pezzetto di frutta in acqua: le tinche ve ne saranno grate!



mercoledì 17 ottobre 2012

AZOLLA CAROLINIANA, L'UNIONE FA LA FORZA!

Circa 49000 anni fa, nell'Eocene, si ipotizza che enormi distese di Azolla Caroliniana su laghi d'acqua dolce abbiano causato cambiamenti climatici per il grande consumo di anidride carbonica (effetto serra).
(da studi dell'Istituto di Ricerca Biologia Ambientale Università di Ultrecht).

Anche se di piccole dimensioni, è sicuramente una pianta che ha lasciato il segno nella Storia!

Azolla caroliniana


Azolla caroliniana o Felce d'acqua è una pianta acquatica galleggiante di origine americana simile al muschio.
La foglia di 0,5-1 mm di lunghezza è molto simile a quella della felce. La fine peluria che la ricopre le dà un aspetto vellutato, il colore va dal verde al rosso a seconda della quantità di luce presente.

La quantità di luce influisce sul colore della pianta

Azolla caroliniana è un'acquatica piccolissima: raggiunge 1-2 cm. di altezza e 0,5 di larghezza con una forma triangolare; dalle corte e sottili radici fluttuanti dipartono piccole fronde irregolarmente ramificate che, intersecandosi come scaglie tra le varie minuscole piante, formano con grande velocità un tappeto che ricopre vaste superfici.

Azolla ha piccole dimensioni

Azolla caroliniana è un'acquatica straordinaria, nella pagina inferiore delle foglie ha piccole cavità in cui sono ospitati i cianobatteri Anabaena con cui vive in simbiosi.
Anabaena è un'alga blu-verde che sottrae azoto dall'aria e lo rende disponibile per il suo ospite, Azolla caroliniana (azotofissatore).

Anabaena azolle

Per questa caratteristica Felce d'acqua viene utilizzata come biofertilizzante nel Sud-Est Asiatico soprattutto nelle colture di riso e come alimento per pesci e pollame.


Altra denominazione di questa galleggiante è Felce Zanzara perchè si suppone che l'intricato tappeto alto sino a 4 cm. costituito dalle Azolle sia talmente impenetrabile da non permettere nemmeno alle zanzare di deporre le loro uova nell'acqua.

Nei biolaghetti Felce d'acqua è un'ottima ossigenante e contrasta la crescita di alghe infestanti perchè è in grado di sottrarre numerosi nutrienti.
Le sottili radici, come per tutte le galleggianti, sono un ambito rifugio per gli avannotti.


In un tempo record, quando le condizioni metereologiche sono ottimali, Azolla caroliniana copre la superficie dello specchio d'acqua in cui è ospitata formando tappeti verdi o rossi cangianti a seconda dell'esposizione.

In minipond trova collocazioni di grande effetto, più si aumenta l'esposizione solare più la colorazione rossa è intensa.
A mezz'ombra invece le foglie di Azolla Caroliniana si tingeranno di un colore verde delicato.

Questa acquatica non necessita di alcuna cura, resiste al gelo perchè sverna sottoforma di spora.

Se l'accrescimento dovesse risultare eccessivo basta rimuove la quantità di piante desiderata con un retino senza disperderla in canali siccome Felce d'acqua è una pianta estremamente invasiva (attecchisce persino su terreno e legno umido).