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lunedì 29 ottobre 2012

QUANDO L'ACQUA E' OSTENTAZIONE seconda parte

Attraverso sentieri alberati, acqua, mascheroni antropomorfi che gettano zampilli continua il mio viaggio a Villa d'Este, Tivoli.

La Rometta

La Rometta E' un belvedere che progettato per ricreare la Città Eterna in miniatura, rende omaggio a Roma, tra zampilli e vasche posti su un basamento.
La scenografia è grandiosa, il visitatore accede da un ponticello e dallo scalone può ammirare la pianura romana.
Le simbologie sono tante, si è voluto rappresentare il Tevere, L'Aniene, l'Isola Tiberina sottoforma di un'antica nave romana. Sono presenti anche Romolo e Remo allattati dalla lupa e Roma Vittoriosa con scudo, elmo e corazza.
Delle ricche statue che adornavano la fontana rimangono solo i disegni, sono tutte andate perdute.

Fontana di Proserpina equilibra i due piani del giardino ed è composta da un ninfeo centrale e due nicchie laterali con colonne tortili. Inizialmente si volevano celebrare gli imperatori di Roma, poi si optò per il ratto di Persefone da parte di Plutone. Il gruppo scultoreo era completato da sileni, delfini, arpe ma ad oggi non rimane nulla.


Fontana della Civetta o degli Uccelli dal nome di uccelli meccanici che sfruttando la caduta dell'acqua uscivano dalle nicchie della fontana cinguettando su rami di bronzo. Un ulteriore meccanismo permetteva il canto di una civetta che impaurendo gli uccelli li faceva tacere.
I visitatori dell'epoca rimanevano estasiati da tale prodigio di cui oggi rimane una piccola parte, ottenuta dopo attenti restauri.
Stessa sorte per le statue romane, gli stucchi e i rilievi che non potremo ammirare mai più.
Ancora presenti sono gli zampilli d'acqua che si raccolgono in piccole conche, le colonne e i simboli estensi in onore di Ippolito II.


Fontana dell'Organo così denominata per il prodigioso e complicato meccanismo che riproduceva suoni d'organo.
La fontana imita la facciata di un palazzo barocco adorno di motivi floreali, simboli araldici, sirene, conchiglie, vittorie alate.
L'arco è sostenuto da quattro giganteschi telamoni, nelle nicchie sono alloggiate le statue di Apollo e Diana, nell'abside un piccolo tempio in sostituzione della Fontana della Natura a cui è stata data un'altra collocazione.
L'edificio sembra sorgere dall'acqua che si trova nella vasca ovale che lo contiene, il tutto circondato da una balaustra.
Le bellissime melodie dell'organo erano prodotte dall'acqua convogliata in tubature, raccolta in cavità sotterranee e compressa sino a urtare ruote dentate che infine azionavano i tasti dell'organo.
Lo stesso Gregorio XIII rimaneva ammaliato dal suono dell'organo che oggi, dopo attenti restauri, regala quotidianamente la sua melodia come un tempo.


Fontana di Nettuno è stata realizzata nei primi anni del '900 in sostituzione di una cascata del Bernini ormai irrecuperabile per il grande degrado in cui versava.
La Fontana del Nettuno è la più grande di tutto il parco, gli zampilli d'acqua sono i più alti e numerosi, la maestria dell'artista moderno ha saputo integrare il nuovo e il vecchio progetto con delicata armonia.
Sembra quasi un tutt'uno con la Fontana dell'Organo, dalla balaustra si ammirano gli spruzzi altissimi, nei ninfei sottostanti è possibile accedere e rimanere frastornati dal rumore dell'acqua in caduta.
Numerosi zampilli più piccoli, vasche di raccolta e l'originaria cascata del Bernini completano la colossale fontana.
Il Nettuno, secondo il progetto originario, doveva essere rappresentato da una colossale statua che guardava la fontana, per difficoltà economiche di
Ippolito II non fu mai realizzata.
Le turbolente acque della fontana del Nettuno si raccolgono in vasche digradanti che ne rallentano via via il flusso con piccole cascate, sino all'ultima vasca che riversa la sua acqua nelle sottostanti placide Peschiere.


Le Peschiere sono tre grandi bacini rettangolari che ricevono l'acqua dalla Fontana di Nettuno.
Una ricca vegetazione le circonda, il moto dell'acqua man mano che si giunge alla terrazza panoramica diminuisce sino alla quiete totale.
Otto zampilli per vasca ne rallegrano la superficie sgorgando lateralmente.
Lo scopo delle peschiere era di allevare pesce pregiato da portare in tavola o solo per il diletto della pesca, oggi il luogo infonde senso di calma piacevole e induce a tranquille passeggiate.

Fontana di Arianna è situata al centro del parapetto della terrazza panoramica. Delle statue originarie non rimane nulla, nella nicchia principale doveva prendere posto una statua di Arianna dormiente.


Fontane delle Mete è costituita da due fontane poste al centro di due aiuole e sono semplicemente formate da tre massi sovrapposti di grandezza decrescente ricoperti di muschio.
Al centro sgorga uno zampillo d'acqua.
Le due fontane vogliono rappresentere la Meta Sudans, una fonte nei pressi del Colosseo in cui si lavavano i gladiatori dopo il combattimento.


Fontana della Natura o dell'Abbondanza si trova a ridosso del muro di cinta accanto al vecchio ingresso della Villa.
Il fondo è calcareo e contiene una copia in travertino della statua di Diana di Efeso simbolo della fecondità della Natura (rappresentata da molte mammelle).
La statua era stata commissionata per ornare la Fontana dell'Organo, ma siccome i soggetti pagani erano vietati si optò per un tempietto con organo.
La collocazione della statua di Diana di Efeso è stata perciò variata.


Fontane della Rotonda dei Cipressi sono quattro e circondano la Rotonda dei Cipressi, ognuna è dotata di zampillo e di triplice bacino di travertino.


Dal 2001, Villa d'Este è stata riconosciuta dall'U.N.E.S.C.O. patrimonio dell'umanità.

domenica 28 ottobre 2012

QUANDO L'ACQUA E' OSTENTAZIONE: VILLA D'ESTE TIVOLI 1° parte

Se penso ad luogo dove l'acqua è fasto e esibizione, dove il giardino eclissa le bellezze della dimora che lo ospita, allora penso a Villa d'Este a Tivoli, nella campagna romana.


I d'Este appartengono alla casata di Ferrara, più precisamente il cardinale Ippolito II, figlio di Lucrezia Borgia e nipote di Papa Alessandro VI, che entrano in pompa magna a Tivoli per impossessarsi dei luoghi a loro donati e si ritrovano in un convento riadattato, molto lontano dai fasti della lontana Ferrara.

Ippolito II rimane affascinato dal clima e dalle bellezze naturali del posto, dall'abbondanza di reperti della Roma antica che affiorano da ogni luogo e vuole che si costruisca una villa grandiosa dove godere delle cose splendide della vita.


Affida il progetto e i lavori all'architetto Pirro Ligorio che affiancato da una quantità impressionate di artigiani crea  con genio e maestria un capolavoro del Rinascimento italiano.
Dall'inaugurazione nel 1572 fino al 1624 la casata d'Este ne mantiene la proprietà, con manutenzioni e arricchimenti a cura del Bernini.

La Villa è particolarmente interessante, ma è il giardino che esprime una magnificenza che per secoli si è tentato di imitare nelle dimore europee.
Pirro Ligorio con intuito geniale, dà vita ad un giardino grandioso ricco di vasche, fontane spettacolari, splendidi giochi d'acqua, canali e tubazioni sotterranee, piante particolari.
Sfrutta e doma la natura in forma di terra e di acqua, piegandola al suo volere.


I numeri sono esagerati: 35000 m. quadrati di giardini, 255 cascate, 100 vasche, 250 zampilli, 50 fontane e innumerevoli piante secolari, piante a rotazione stagionale, viali, vialetti, esedre ecc...
Per soddisfare tutta questa necessità di acqua viene costruita una vasca alimentata dal fiume Aniene con una portata di 300 litri al secondo.

Sfruttando il principio dei vasi comunicanti, senza alcun congegno meccanico, Ligorio ottiene un effetto fantasmagorico di zampilli ad ogni altezza, suoni di organi e canti di uccelli, dà la vita a personaggi mitologici, fantastici ed animali immaginari.


Di questo splendore è arrivata una sola parte ai giorni nostri, la proprietà passata in mano alla casa Asburgo viene depredata dei suoi tesori e lasciata al completo decadimento.
Nella seconda metà dell'ottocento, il cardinale von Hohenlohe-Schillingsfurst, innamorato del luogo ne fa un centro di attività culturali ( dove è spesso presente Franz Liszt), ristruttura il più possibile le parti deteriorate del complesso.
Il totale ripristino viene effettuato dallo Stato Italiano dopo la Prima Guerra Mondiale. Purtroppo i bombardamenti della Seconda guerra Mondiale non risparmiano Villa d'Este che subisce ulteriori danni, poi riparati.

Oggi possiamo ammirare solo una parte degli antichi fasti:

il Vialone è il primo e più grande viale del giardino, prende inizio dopo un loggiato, ai piedi della maestosa scala di marmo. E' un piano rialzato parallelo alla facciata della Villa e da qui il cardinale e la sua corte ammiravano il giardino, assistevano a spettacoli e prendevano il fresco nelle giornate più calde.

la Gran Loggia da cui si può ammirare un fantastico paesaggio

Diana
                 
Grotta di Diana era totalmente decorata con mosaici, stucchi e bassorilievi, il pavimento con maioliche colorate. Qui erano collocate le statue di Minerva e Diana Cacciatrice (ora sono al Museo Capitolino). Alle pareti sono rappresentate scene mitologiche in stucco e altorilievi, gli occhi dei personaggi sono rappresentati con pietre preziose.

la Rotonda dei Cipressi è un piazzale a forma di esedra circolare circondata da cipressi secolari. In origine esisteva un chiosco con pergole e numerose statue. Vi sono collocate anche quattro basse fontane.

Fontana del Bicchierone



Fontana del Bicchierone o del "Giglio", è una sobria fontana realizzata in un secondo tempo dal Bernini. E' costituita da una grande conchiglia che regge un calice (bicchierone) sovrapposto da un altro più piccolo, mostra un delicato e poetico gioco d'acqua.

Fontana Europa mostrava, tra ordini di colonne sovrapposte che formano un arco di trionfo, il gruppo marmoreo di Europa che abbraccia il Toro (ora collocato a Villa Albani), l'acqua era raccolta in una raffinata vasca marmorea non più presente.

Fontana del Pegaso

Fontana del Pegaso mostra il cavallo rampante che collocato su una roccia all'interno di una vasca circolare batte il suo zoccolo e fa sgorgare la fonte Ippocrene, sacra alle Muse. Poi, con ali spiegate, sembra voglia spiccare il volo improvvisamente.

Cento Fontane


Cento Fontane cento sono gli zampilli, cento i metri del viale che costeggia e cento sono le figure antropomorfe da cui zampilla l'acqua organizzati in due file sovrapposte.
Sono alimentati da acqua che simbolicamente proviene dai tre affluenti del Tevere sottoforma di zampilli, gigli, aquile e obelischi. Le cento fontane sono uno spettacolo affascinante anche se il muschio ha ricoperto i marmi e l'acqua ha corroso i particolari e le iscrizioni.

Fontana dell'Ovato

Fontana dell'Ovato lievemente in disparte ma non per questo nascosta, un tempo raccoglieva le acque dell'Aniene. Il nome Ovato deriva dalla forma che essa ha, al di sotto degli innumerevoli zampilli si trova una grande vasca che ne accoglie l'acqua. Con le rocce disposte a rappresentare i monti Tiburtini, massi e statue che simboleggiano i tre affluenti dell'Aniene, si può considerare la fontana più elaborata del giardino e dal grande gusto Barocco. In una scenografia appositamente studiata, appare sulla sommità delle rocce la Fontana del Pegaso, quasi fosse parte integrante della grande Fontana dell'Ovato.


Fontana dei Draghi

Fontana dei Draghi si dice sia stata costruita in una sola notte in onore del Papa Gregorio XIII giunto in visita d'onore. I quattro draghi che sono rappresentati nel gruppo scultorio centrale si ispirano allo stemma della casata papale e disposti in cerchio, dandosi le spalle, sputano acqua dalle loro fauci quasi fosse fuoco.
Uno zampillo centrale più elevato completa il gruppo. Una delicata scalinata con rivoli d'acqua abbraccia la fontana, nei pressi in una nicchia la statua di Ercole.
    Concludo così la prima parte di questa passeggiata virtuale nei giardini della meravigliosa Villa d'Este.