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domenica 10 gennaio 2016

DAL MONDO VEGETALE LA BEVANDA PIU' FAMOSA DEL MONDO. DROGHE VEGETALI

Non esiste nessuna cosa che identifichi la globalizzazione come la bevanda gassata più famosa del mondo, la si trova in ogni angolo della terra, nelle canzoni, films, in viaggio per il Pianeta insieme ai popoli, immancabile sulle tavole accompagna i pasti di grandi e bambini....


Il nome non ha nulla di fantasioso, deriva dai vegetali che ne costituiscono la componente principale: la coca e la cola.

Fu inventata dal farmacista americano John Pemberton nel 1886 che inizialmente creò la segretissima ricetta come rimedio per il mal di testa e la stanchezza. 
Pemberton non riuscì ad intuire il vero potenziale della bevanda, indebitato vendette per 2300 dollari la formula e i diritti ad un uomo di affari che capì la forza della bibita gassata. 

Un prodotto globale con una storia globale, fortemente connotato geograficamente (gli Stati Uniti) in realtà frutto di migrazioni culturali e biologiche del passato.

"Nomina sunt consequentia rerum" (Giustiniano, Institutiones, libro II, 7, 3) cioè "I nomi sono conseguenti alle cose a cui appartengono", nulla incarna meglio il nome dato a questa bevanda i cui componenti principali sono la Coca (Erythroxylum coca) le noci del genere Cola, originarie dell'Africa tropicale.

Cola acuminata

Cola acuminata è un albero sempreverde originario dell'Africa Occidentale oggi diffuso in tutta la fascia tropicale.
Le foglie alterne ovali sono sorrette da un lungo picciolo, i fiori gialli a grappolo precedono frutti oblunghi coriacei che contengono 5 semi verdi che assumono una colorazione gialla a maturazione avvenuta.

Noci di cola

Le noci di Cola, ingrediente aromatizzante fondamentale nella preparazione della famosa bibita ricca di bollicine, racchiudono in sé numerose proprietà: stimolano il Sistema nervoso (azione energetica, stimolazione della mente sia in periodi di stress o di convalescenza), aumentano la secrezione dei succhi gastrici con conseguente aiuto nella digestione, favoriscono il dimagrimento (la caffeina presente allontana la sensazione di fame), efficaci nel trattamento delle emicranie grazie al maggior afflusso di sangue favorito da caffeina e teobromina, presentano moderate proprietà diuretiche, agiscono sul Sistema respiratorio (per broncodilatazione).

La pianta di Cola viene consumata in alcune regioni dell'Africa all'interno di cerimonie e riti, le noci vengono offerte agli ospiti come benvenuto e simbolo di amicizia, per consolidare un patto o una riconciliazione avvenuti.
Il seme masticato ha un sapore amaro ma viene ugualmente consumato dalle tribù indigene per l'alto valore simbolico, per combattere sonno e fatica, allontanare fame e sete e macinato come cicatrizzante delle ferite.

Erythroxylum coca

Erythroxylum coca, più semplicemente Coca, è un piccolo arbusto Sudamericano dalle cui foglie si estrae un alcaloide considerato uno stupefacente: la cocaina.
Inizialmente, nella ricetta segretissima della bevanda gassata erano presenti tutte le componenti della pianta, in seguito venne eliminato l'alcaloide stupefacente.

L'uso tradizionale della pianta, sottoforma di masticazione della foglia, risale a due millenni prima di Cristo .
Non era diffuso presso tutta la popolazione ma era ad esclusivo appannaggio della classe sacerdotale.
L'effetto provocato dall'utilizzo della foglia fresca (assunzione attraverso la masticazione o infuso di foglie essiccate) non è assolutamente da paragonare a quello della cocaina, gli effetti psicoattivi sono meno intensi e le conseguenze su mente e fisico sono nulle.


L'uso tradizionale delle foglie di Coca presso le popolazioni andine aveva lo scopo di alleviare il dolore (le foglie masticate venivano anche applicate esternamente su ferite e fratture), per intensificare le funzioni sensoriali e intellettive, per elevare ed espandere la coscienza (uso nelle cerimonie religiose, sepolture).
Furono i conquistadores spagnoli ad incoraggiare la diffusione ed aumentare la produzione della pianta di Coca per favorire lo sfruttamento della popolazione autoctona impiegata nei lavori pesanti in condizioni di schiavitù.
L'utilizzo delle foglie di Coca verso gli schiavi aumentava la produzione per gli effetti dell'alcaloide che facilitava maggior resistenza alla fatica, sonno, fame e sete.
Spesso la misera paga consisteva in foglie di Coca.

Testina in terracotta che evidenzia sulla guancia il bolo della coca
(2000 a. C. circa)

Per i popoli Quechua, discendenti degli antichi Incas e residenti nei distretti andini di Perù, Bolivia ed Ecuador, masticare fogli di Coca ha una valenza che trascende gli effetti psicotropi della cocaina. 
Il rituale ha un ruolo essenziale nel mantenimento dei principi culturali condivisi: la Coca è una parte integrante della vita di queste genti e un potente simbolo d'identità culturale; masticarne le foglie riconosce un membro come appartenente alla comunità.

Per i Quechua, la Coca è un balsamo per lenire il dolore di vivere.

Attenzione a non confondere questa pratica con l'uso della cocaina, bisogna invece associare l'uso tradizione delle foglie di Coca come un adattamento alla vita ad alta quota sulle alture andine.

Quechua

La ricerca dell'alterazione mentale è stata una costante nella storia dell'umanità: ovunque sul Pianeta le popolazioni umane hanno trovato il modo di assumere sostanze psicoattive (quasi sempre dalle piante) che dessero euforia, alleviassero dalla fatica, permettessero esperienze mistiche.
I nostri antenati hanno assaggiato, bollito, fumato, inalato, distillato di tutto.
Il mondo vegetale, il più grande laboratorio chimico del mondo, è stato il principale fornitore di sostanze psicotrope, normalmente prodotte dalle piante per assolvere funzioni completamente diverse (ad esempio difesa contro i predatori).
Alcune di queste sono note fin dalla preistoria (cannabis, oppio, tabacco, vite) e hanno sfruttato questo bisogno umano per farsi coltivare e trasportare in tutto il Pianeta.
Nonostante la consapevolezza dei danni fisici che il consumo di sostanze stupefacenti provoca e la lotta contro la loro produzione illegale, il successo della loro "domesticazione dell'uomo" continua indisturbato.

lunedì 21 settembre 2015

VERBANIA, LA RINASCITA DI VILLA TARANTO

Sono trascorsi tre anni dal passaggio del disastroso tornado che ha devastato i meravigliosi Giardini Botanici di Villa Taranto, l'amore e il lavoro di tanti appassionati ha permesso la rinascita di questo luogo incantevole, una perla incastonata sulle sponde del Lago Maggiore, Verbania.



Sono rimasti solo alcuni tronchi a ricordare lo scempio di quel 25 Agosto 2015, tutto il resto è così perfetto che pare impossibile sia trascorso così poco tempo da quel disastro.

Non abbiate fretta, visitate il giardino con tutta la calma e il tempo per osservare e godere in pieno ogni di angolo, ogni essenza floreale o aroma!
Uscendo si ha sempre comunque la percezione di aver tralasciato qualcosa....



Visitare i Giardini di Villa Taranto è viaggiare tra piante rare e specie floreali che provengono da ogni angolo del mondo, laghetti, fontane e cascatelle immersi in aiuole fiorite così perfette che sembrano dipinti di una galleria.


Viale d'ingresso

Castanea sativa (Castagno) piantato nel 1700

Il viale d'ingresso, detto "Viale delle Conifere" introduce al giardino, un'entrata scenografica, preludio di uno spettacolo di forme e colori diversi in ogni momento dell'anno.


Fontana dei Putti

Un'atmosfera piena di magia imprigiona l'acqua nella "Fontana dei Putti", dove i prorompenti getti d'acqua nebulizzano in Estate le gigantesche foglie di Colocasia antiquorum regalando un angolo di ristoro nelle giornate afose.
La "Fontana dei Putti" attrae da ogni prospettiva: tutta la bellezza incantata delle acque del Lago Maggiore sembra sgorgare dalle statue.


Serre


Victoria Cruziana

Le Serre rappresentano una finestra in cui affacciarsi ed ammirare le gigantesche acquatiche del Rio delle Amazzoni, il fascino appariscente di Victoria Cruziana nel pieno della fioritura o le coloratissime ninfee tropicali da soli giustificano la visita ai Giardini.


La Valletta

La "Valletta" mostra tutto il romanticismo di un giardino all'inglese, con il suo ponte ad arcata unica e le scalinate circondate da numerose piante di Hosta, coloratissime fioriture, felci arboree e banani giapponesi.
La "Valletta" rappresenta l'enorme lavoro di sbancamento realizzato negli anni '30, qui botanica, bellezza e grazia si uniscono armoniosamente a creare un angolo di magia.



La vasca del Fio di Loto
La Vasca del Fior di Loto è una sorprendente distesa che ammirata dai gradini che conducono ai Giardini Terrazzati aumenta il valore scenografico che nei mesi estivi viene esaltato dalla copiosa fioritura dei giganteschi boccioli sacri agli antichi egizi.


Giardini Terrazzati

La Statua del Pescatore sorveglia le incredibili fioriture , diverse in ogni stagione, delle geometriche aiuole dei Giardini Terrazzati in un alternarsi di forme e colori tra cascatelle, inebrianti profumi e giochi cromatici di notevole attrattiva.


Giardino d'Inverno

Il Giardino d'Inverno si affaccia su un ricca vasca rialzata e conserva piante grasse, carnivore o specie da proteggere dal rigore invernale.


Piante carnivore


La Villa

La Villa invece non è visitabile dal pubblico perché sede della Prefettura, le ricche fioriture che la circondano, i giochi d'acqua e le grandi bordure creano una perfetta cornice al grande prato antistante l'ingresso.


Giardini all'Italiana

I Giardini all'Italiana, così ordinatamente organizzati nelle perfette geometrie arricchiscono con le loro statue, specchi d'acqua, fioriture dai cromatismi dalle tonalità più diverse, il Giardino botanico di spirazione inglese che con i suoi sette chilometri di viali è una vera galleria in cui le innumerevoli piante si snodano in diversi livelli.


Scala delle Anfore

La "Scala delle Anfore" è un giardino nel giardino, la ricchezza di particolari racchiude un itinerario a sé, un piccolo angolo suggestivo immerso in un prestigioso contesto.


La fioritura delle Dahlie prosegue fino ad Ottobre

Hydrangee, dahlie, tulipani, camelie, aceri, rododendri, castagni, eucalipti, eriche, azalee, annuali variopinte, piante acquatiche, tropicali tra le più rare....
Ogni angolo o viale riserva una sorpresa, uno spettacolo unico e indimenticabile.

Secondo la classifica stilata da "Theneeds" (piattaforma che aiuta gli utenti a scoprire i migliori contenuti nel web) e dai suoi utenti, il giardino più bello del mondo si trova in Italia : è Villa Taranto che con il suo primo posto supera anche i famosi Giardini della Reggia di Versailles.



I Giardini di Villa Taranto rappresentano un'esperienza unica ed indimenticabile, anche per chi non si reputa un esperto e il "pollice verde" non ce l'ha!



domenica 12 luglio 2015

HESPERIDARIUM : IL PARADISO DEGLI AGRUMI

C'è un filo molto antico, lungo e tortuoso che lega la Cina alla Toscana, viaggia attraverso i secoli passando per l'India, Pakistan e Afganistan, antica Persia e Grecia e si diffonde per tutto il mondo ellenistico, invade la cultura dell'antica Roma e spazia per tutto l'Impero.
E' un filo ricco di profumi, frutti paradisiaci dall'aroma unico: è la lunga storia degli agrumi.

Ercole nel "Giardino delle Esperidi"

Racconta un mito greco che in un luogo leggendario, ai confini della terra esisteva un giardino meraviglioso, il Giardino delle Esperidi, in cui cresceva un albero dai "pomi d'oro" (probabilmente arance o cedri) che Zeus aveva donato alla moglie Era come regalo di nozze.
Sono i frutti speciali simbolo di prosperità e amore che le Esperidi e il drago Ladon custodiscono gelosamente e che Ercole tenta di rubare in una delle sue fatiche.

Il Giardino delle Esperidi non è più un luogo immaginario, Hesperidarium è il paradiso degli agrumi e si trova a Pescia, in provincia di Pistoia.

Pescia è una città dove le serre si susseguono senza soluzione di continuo, in cui fiori e piante sono elementi costanti del paesaggio, dove si può trovare l'introvabile, dove l'insolito si trasforma in qualcosa di comune.


Hesperidarium anche in un tessuto vivaistico così ricco, spicca per la rarità nel suo genere, unico esempio di luogo progettato e realizzato esclusivamente per ospitare agrumi.


La collezione da ammirare è sorprendente, sono oltre 200 tra varietà e ibridi a partire dalle antiche cultivar che provengono dalle collezioni medicee del '500 alle nuove varietà che giungono da ogni angolo della Terra in un percorso che si articola tra sentieri, tunnel vegetali, vialetti dall'aroma esotico.


Per un'amante degli agrumi come io sono, visitare Hesperidarium è stato un viaggio speciale, una tappa unica fra i frutti dalle forme più svariate e foglie variegate, tra zagare dal profumo inconfondibile e piante di ogni dimensione ospitate in vaso o nel terreno della serra.

E' un percorso sensoriale da fare ad occhi chiusi per assimilare maggiormente le fragranze che giungono da lontano e ad occhi spalancati per curiosare tra frutti antichi e varietà tra le più insolite.

Interessante l'angolo che ospita prodotti a base di agrumi e presidi Slow Food, un universo di essenze profumate e colori vivaci.


L'accogliente serra di vendita è ricca di una notevole varietà di piante, il personale molto preparato e disponibile (ho ricevuto consigli pratici molto utili per la coltivazione e la gestione dei miei agrumi)

Area adibita al ricovero invernale per privati

Un'area è dedicata al ricovero invernale di piante che appartengono a privati, un prezioso appoggio per chi ha carenza di spazi adeguati durante l'Inverno.


Una tappa di viaggio veramente interessante, una meta per chi è attento e vuole soffermarsi per colmare le infinite curiosità del mondo degli agrumi.

ALCUNE VARIETA' TRA LE PIU' SINGOLARI

LIMONE MELAROSA (Citrus limon "mellarosa) 


Limone melarosa

Pianta di piccole dimensioni dal portamento compatto, foglie dense oblunghe dal margine leggermente seghettato. Fiori odorosi bianchi leggermente violacei disposti a gruppi. Frutti dalla forma particolare, globosi e schiacciati ai poli con buccia sottile color giallo limone e profondi solchi longitudinali.
Polpa ricca di succo dall'aroma gradevole, priva di semi.

LIMONE A PERA (Citrus limon "Peretta")

Antica cultivar già presente nei giardini medicei nel XVII secolo.
Pianta vigorosa rifiorente e produttiva dalla chioma compatta provvista di brevi spine, foglie ellittiche dal margine lievemente dentellato.
Boccioli violacei isolati o in gruppo. Frutto oblungo piriforme di media grandezza con collo pronunciato alla base e depresso all'apice dal colore giallo pallido alla maturazione.

LUMIA (Citrus x lumia)


Lumia

Albero dai fiori rosa e dal frutto profumato simile al limone, con poco succo dal buon sapore, buccia molto spessa di colore giallo, polpa bianca.
In climi favorevoli fiorisce e fruttifica due volte all'anno.

DRAGONE VOLANTE (Poncirus trifoliata "Monstruosa")



Con i generi Fortunella e Citrus, Poncirus fa parte della famiglia degli agrumi con qualche particolare caratteristica che lo distingue dagli altri due generi: la capacità di sopportare il freddo, frutti lievemente pelosi e perdita del fogliame (la pianta infatti non è sempreverde).
Poncirus trifoliata "Monstruosa" presente all'Hesperidarium è una mutazione della forma comune.
E' un alberello di medio-piccole dimensioni provvisto di spine ricurve, dal portamento cespuglioso con rami contorti.
Le foglie sono decidue e composte da tre lobi (trifoliata), fiori piccoli e frutti piccoli e globosi di colore giallo dal sapore sgradevole.

LIMONE CEDRATO GIGANTE A FRUTTO GROSSO ( Citrus limonimedica "Maxima")

Limone cedrato gigante
Cultivar molto vigorosa e apprezzata a scopo ornamentale i cui frutti arrivano a pesare anche 3 Kg, portamento irregolare, rami disordinati e spinosi.
Germogli e bocci sono di colore violaceo. Frutti molto grossi dalla buccia spessa e costoluta dal colore giallo, possono essere lunghi o rotondeggianti.

POMPIA

Pompia
Non ancora classificato ufficialmente, Pompia è probabilmente un ibrido tra cedro e limone o cedro e pompelmo.
E' un agrume endemico della Sardegna, tra i più rari di tutto il mondo, dal 2004 dichiarato presidio Slow Food.



Dobbiamo alla cultura islamica la diffusione degli agrumi come pianta ornamentale e la coltivazione a scopo decorativo per il piacere della vista e dell'olfatto.
Un'esaltazione dei sensi che continua attraverso la cultura dei Medici e raggiunge l'Hesperidarium, il top della agrumicoltura ornamentale.

Cedro

martedì 9 giugno 2015

PARCHI STORICI: IL GIARDINO DI BOBOLI

Firenze è una città che mi sorprende ogni volta che la osservo con occhi e cuore da turista, una meta che non è mai "la solita gita", una riscoperta continua, uno scorcio inatteso che non ricordo di aver mai visto, una meraviglia di cultura, arte e colori.

L'Arno visto da Ponte Vecchio

E' come rivedere un film che si conosce a memoria scoprendo ogni volta nuovi dettagli che sfuggono ad una visione affrettata, battute di cui si capisce in pieno l'intero significato solo dopo una nuova visione, mai stanchi o annoiati, in attesa che possa apparire una scena inedita sfuggita alle osservazioni precedenti.

L'aria di fine Maggio che si respira a Firenze è colma di musiche, colori caldi, voci straniere dei numerosi turisti con cui pazientemente rimango ore in fila per visitare i luoghi della nostra cultura, gioielli in un ricco scrigno senza fondo.

Firenze vista dal Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli è una delle tappe obbligate, sotto una lieve pioggerella che non ostacola la mia visita attraverso l'Arno e affronto la lieve salita che mi porta all'ingresso di Palazzo Pitti, dimora dei Medici, dei Granduchi di Toscana e dei Re d'Italia.

Il giardino è all'altezza dei nobili proprietari che per primi ne curarono la sistemazione, la famiglia Medici infatti creò in un'area acquistata dai precedenti proprietari, i Pitti, un vero museo all'aperto, perfetto esempio di giardino all'italiana modello da imitare nei secoli a venire.


Nel giardino è riflessa l'arte, la cultura e l'eleganza del tempo: zone geometriche suddivise in modo regolare in cui si respira il fascino rinascimentale tra statue antiche e barocche, tra percorsi ornati di grotte e fontane in cui l'atmosfera del tempo è ancora viva.

L'impostazione architettonico-paesaggistica del Giardino di Boboli è quella del Giardino all'italiana, uno dei maggiori esempi nel mondo ospitato in un'area di 45000 metri quadrati creati dal XV al XIX secolo a partire dai primi acquisti nel 1341 di un appezzamento di terreno situato Oltrarno proprietà della famiglia Borgolo, da cui probabilmente il nome "Boboli".


Nati come orti nel 1418, quarant'anni prima che la famiglia Pitti iniziasse la costruzione dell'imponente palazzo, i possedimenti si trasformano in sontuosi giardini rinascimentali ad opera dei Medici che affidano il progetto a personaggi di spicco del momento: l'architetto Nicolò Tribolo, il raffinato artista ed intellettuale del manierismo Bartolomeo Ammannati, l'architetto-scultore-pittore-scenografo Bernardo Buontalenti.

Fontana situata nel cortile di Palazzo Pitti

Alla fine del 1500 il Giardino, con ulteriori ampliamenti raggiunge un aspetto stupefacente, si arricchisce di statue, ninfei, grotte, edifici e laghetti che rappresentano lo splendore dell'epoca.
L'aria che si respira a corte, grazie ai Medici, è ricca di cultura, spiritualità, arte e scienza, per il loro mecenatismo grandi della storia prosperano e lasciano i grandi capolavori che oggi possiamo ammirare.

Il Giardino si sviluppa nella parte posteriore del palazzo

Il Giardino si sviluppa alle spalle di Palazzo Pitti in una forma lievemente triangolare, su forti pendenze e terrazzamenti, viali principali e viottoli, sentieri, radure, angoli scenografici e prospettici in cui la natura fa da cornice all'arte.
Il Giardino si arrampica fino a Forte Belvedere e si sviluppa su due assi principali che si congiungono all'altezza della Fontana del Nettuno.

Anfiteatro, obelisco egizio

L'asse principale sale sul colle di Boboli e si allarga in uno spettacolare anfiteatro artificiale creato dallo sbancamento del colle da cui si è prelevata la pietraforte utilizzata per la costruzione del palazzo.
Le statue che ornano le edicole delle gradinate dell'anfiteatro risalgono ad un abbellimento successivo ad opera di Giulio ed Alfonso Parigi, l'obelisco che svetta al centro è di origine egizia, frutto di un bottino dei Romani e collocato poi a Firenze dal Granduca Pietro Leopoldo con l'intento di radunare le antiche collezioni medicee.
L'obelisco risale al 1500 a.C., la vasca in granito grigio, scolpita in un unico pezzo che lo sorregge, proviene da antiche terme romane.

Anfiteatro, gradinate con edicole

L'anfiteatro ha ospitato nei secoli spettacoli pirotecnici, concerti, rappresentazioni musicali e teatrali per deliziare la corte che ha attraversato le diverse epoche storiche.
Dall'anfiteatro si gode una bella vista del retro di Palazzo Pitti che si affaccia nel cortile dell'Ammanati che contiene la Fontana del Carciofo. 

Cortile dell'Ammanati e Fontana del Carciofo

Percorrendo la salita attraverso una scalinata doppia, oltrepassate le tre statue romane, si giunge al cinquecentesco bacino del Nettuno detto affettuosamente dai fiorentini "Fontana del Forcone".
In origine nel luogo vi era un vivaio in cui confluivano le acque di irrigazione dell'intero giardino, dalla fine del '700 si possono ammirare il dio del mare circondato da naiadi e tritoni che affiorano da una roccia.

Bacino del Nettuno

Sullo sfondo appare la Statua dell'Abbondanza progettata dal Giambologna in onore della sfortunata consorte di Francesco I de' Medici morta precocemente in un incidente.

Statua dell'Abbondanza

Il delizioso "Giardino del Cavaliere" (cioè "a cavallo" delle mura cittadine fortificate progettate da Michelangelo), rappresenta un'area sopraelevata e recitata a cui si accede da una scala "a tenaglia" sormontata da un terrazzino circolare.
Il giardino geometrico il cui perimetro è sottolineato da siepi di bosso, è profumato da rose e peonie, al centro la "Fontana delle scimmie" del Giambologna, con un putto da cui zampilla l'acqua rallegrato da tre scimmiette in bronzo poste alla base della fontana. 
Fontana delle scimmie

Giardino e Casino del Cavaliere

Da qui si può ammirare una pittoresca vista della città.

Un lato dell'area è caratterizzato dalla costruzione detta "Casino del Cavaliere", oggi sede del Museo delle Porcellane ma in origine luogo di meditazione adibito a conversazioni artistico-letterarie dal Cardinale Leopoldo de' Medici, risistemato in seguito dai Lorena e adibito a sede di festeggiamenti estivi.
L'elegante e sobria decorazione della facciata ornata sulla sommità da terrecotte è dell'architetto Zanobi del Rosso a cui si deve la Kaffeehous, unica costruzione rococò presente a Boboli.

Kaffeehous

La Kaffeehous è una costruzione di fine 1700 ideata per la corte come luogo dove bere caffè e cioccolato in tazza secondo la moda dell'epoca.
L'architettura in stile rococò, con le sue cupolette, richiama le fattezze turche che tanto erano in voga a quel tempo alla corte di Vienna.
Al tempo dei Medici, la zona era semplicemente un luogo di verzura in cui erano presenti zone agricole a vigneto e frutteto.
Davanti alla Kaffeehous, digrada il prato di Ganimede così denominato per l'omonima fontana.  

Grotta delle Capre, interno


Oltrepassato il "Prato di Madama" con la relativa grotta  (detta anche "delle Capre" per la decorazione ricca di stalattiti e spugne e una vasca sormontata da capre), dopo l'Orto di Giove che comprende statue romane del II° secolo, si giunge alla Grotta del Buontalenti, una delle parti più interessanti dell'intero parco.


Grotta del Buontalenti

La grotta realizzata alla fine del '500, su incarico di Francesco I de' Medici e ad opera del Vasari e del Buontalenti, è un mirabile esempio manierista, una perfetta unione di pittura, scultura ed architettura.
La visione esterna preannuncia l'interno singolare e stravagante: stalagmiti e stalattiti colano e si arrampicano sulle pareti in cui sono presenti alcune nicchie che ospitano statue, altri personaggi sembrano prendere vita dalle pareti delle stanze di cui è costituita la grotta.

Grotta del Buontalenti, interno

L'apparente caos che regna sulle pareti è in realtà una celebrazione dell'alchimia, l'iniziale materia informe prende vita e si organizza in figure umane e animali che sembrano incamminarsi nella grotta adiacente.

Qui la scultura si trasforma in pittura, in un gioco di luci che i giochi d'acqua presenti all'epoca della costruzione esaltavano e moltiplicavano.
Le intere pareti e la roccia centrale simile ad una spugna trasudavano gocce d'acqua che moltiplicavano infiniti riflessi di colori e frazioni di luce provenienti da un'apertura nel soffitto.

Venere che esce dal bagno

La terza stanza richiama la forma di una grotta in cui appare in tutta la sua bellezza una Venere nuda che esce dal bagno insidiata da quattro satiri del Giambologna.
Il gruppo mitologico nasconde erotismo in modo non troppo velato e appare come la conclusione di un percorso onirico che il visitatore compie all'interno delle tre grotte.

Il Viottolone

L'asse prospettico principale del Giardino di Boboli è il Viottolone, un ampio e ripido viale in discesa affiancato da alti cipressi ornato da statue antiche e di età settecentesca, impreziosito da due suggestivi passaggi rettilinei che appaiono come gallerie vegetali.
Ai lati del Viottolone, spiccano il "Prato dell'Uccellare" e il "Prato di Pegaso".

Il "Prato dell'Uccellare" è un'ampia radura circondata da antichi alberi di Leccio e Cipresso adibito un tempo alla caccia di piccoli volatili, al centro si nota una colonna spezzata e su un lato una testa monumentale di fattura moderna (Mitoraj 2002).

Il "Prato di Pegaso" è un declivio che ricorda il gusto del giardino all'inglese, con statue ed una vasca in granito.


I viali trasversali che tagliano il Viottolone sono ricchi e decorati, per nulla in secondo piano rispetto al viale principale, in un gioco di complicati e suggestivi intrecci.
La ricchezza delle statue e delle fontane, la vegetazione secolare, i mascheroni dall'espressione grottesca scandiscono lo spazio in maniera perfetta, continui doni e sorprese senza tempo.
In alcuni punti sono presenti residui dei labirinti cinquecenteschi e vasche per attirare gli uccelli che venivano catturati per le battute di caccia.

Vaca dell'Isola

Alla Vasca dell'Isola le forme si ammorbidiscono: tra statue mitologiche e immagini di popolani, colonne, capricorni (simbolo del Granducato), arpie maschili che versano acqua in enormi conchiglie si apre un grande piazzale in cui alti lecci fanno da quinta ad una grande vasca circondata da una balaustra esterna.


Le fontane che ornano la circonferenza sono intrecci fantasiosi e grotteschi di putti, delfini, animali marini e fantastici, mascheroni antropomorfi e statue simboliche che fanno da cornice ai suggestivi gruppi marmorei del Perseo a cavallo e di Andromeda con le caviglie incatenate (scuola del Giambologna) che sembrano voler fuggire dall'acqua.

Oggi gli zampilli presenti un tempo non sono funzionanti ma non è difficile immaginare la magnificenza dell'intero complesso e l'ammirazione che doveva suscitare nella corte e negli ospiti.


Al centro della vasca, raggiungibile da due passerelle, sorge l'Isola, circondata da una ringhiera di pietra che ospita orci di terracotta con gli agrumi tanto amati dai Medici.


Dalla parte centrale dell'isola emerge la "Fontana dell'Oceano" del Giambologna un tempo al centro dell'Anfiteatro, il cui basamento ornato da bassorilievi illustra Il "Bagno di Diana", il "Trionfo di Nettuno e il "Ratto di Europa" sormontato da un vascone in granito in cui spicca il gruppo scultoreo del Nettuno attorniato da divinità fluviali (Nilo, Eufrate, Gange) che riversano le loro acque nell'Oceano, rappresentato dalla vasca grande.

Il complesso scultoreo (l'originale è custodito al Bargello) rappresenta un tema simbolico che sarà riprodotto spesso nelle fontane monumentali.
Rispetto alla struttura che lo ospita, il gruppo scultoreo è più antico.

Prato delle colonne

L'Emiciclo o "Prato delle Colonne" per le due colonne in granito rosso egiziano presenti, è circondato da platani che ad intervalli irregolari ospitano dodici nicchie verdi che contengono busti e statue, nel lato rettilineo, angoli di verzura alloggiano quattro notevoli antichi busti.

La limonaia

Di pregevole gusto è la limonaia, edificio che celebra l'enorme interesse che la famiglia Medici ha mostrato per queste piante considerate esotiche, i vasi stessi che le ospitano sono bellissime creazioni artigianali in terracotta.

Numerosi angoli suggestivi, grotte, angoli segreti e piccoli giardini recintati sono preziosi gioielli all'interno di un magico scrigno, angoli suggestivi e curiosi da scoprire al termine di un viale o a ridosso di un'antica costruzione.
Affreschi, bassorilievi, colonne e cancellate, ciascuno unico e indimenticabile.


Da due anni il Giardino di Boboli è diventato Patrimonio dell'Unesco.