.

.
.
Visualizzazione post con etichetta vicino all'acqua: alberi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vicino all'acqua: alberi. Mostra tutti i post

lunedì 9 gennaio 2017

GIARDINI DI PICCOLE DIMENSIONI: CORNUS KOUSA, UN ALBERO PREZIOSO

Quando il giardino è di dimensioni ridotte, il timore è quello di doversi privare della matura bellezza di un albero, un'irrinunciabile aggiunta architettonica di prestigio per qualunque giardino.
Un albero è un elemento simbolico che racconta la storia del nostro giardino, una presenza saggia senza tempo. 
Spesso nella progettazione o ristrutturazione di un'area verde amo rispettare gli alberi esistenti e sviluppo le mie idee in funzione e accordo con i patriarchi del giardino.

In un giardino di piccole dimensioni o un terrazzo la scelta dell'albero è determinante, forme e dimensioni devono armonizzare con la geometria dell'insieme, rispettare confini ed fondersi con lo stile che si desidera creare.


Cornus kousa è un arbusto o albero di dimensioni ridotte che racchiude in sé una molteplice bellezza capace di integrarsi in qualunque paesaggio; una splendida aggiunta sia ad un un giardino Zen che dallo stile romantico di sapore provenzale.


Cornus Kousa è un'attrattiva in ogni stagione: a Primavera la ricca e prolungata fioritura addolcisce delicatamente l'aspetto del paesaggio, in Estate la presenza opulenta di frutti commestibili dal rosso acceso riempie la vista, in Autunno la vistosa profusione arancio-violaceo del fogliame infiamma i tiepidi tramonti, la corteccia screziata esfoliante negli alberi maturi rallegra le grigie giornate invernali.

Cornus Kousa arriva dal Giappone, la pianta è presente allo stato naturale anche in Corea e Cina; al termine del XIX secolo è giunta in Europa dove viene ampiamente coltivata per l'alto valore ornamentale.



Corniolo Kousa (Kousa è il nome giapponese del Corniolo), è un piccolo albero fiorito a foglia caduca della famiglia delle Cornaceae o un arbusto multi stelo a crescita lenta dal portamento eretto e chioma arrotondata.

In tarda Primavera questo spettacolare albero fiorito si ricopre di una profusione di brattee bianco crema dalle dimensioni notevoli che regalano alla pianta un aspetto notevole.
Il vero fiore è insignificante: un piccolo aggregato giallo verdastro esaltato da 4 brattee biancastre che circondano il cluster centrale e tendono a colorarsi di rosa fino a creare un'infiorescenza di vistosa bellezza.


Questa fioritura altamente decorativa esalta il paesaggio urbano per il notevole contributo visivo, splendida aggiunta in ogni giardino.

Al fiore seguono appariscenti frutti commestibili color rosso acceso, bacche globose simili a lamponi che attirano gli uccelli.

I frutti sono eduli

Le foglie sono semplici, ovali e dalla forma appuntita, color verde scuro in Estate
con una significativa variazione di tonalità rosso- arancio-violacea molto sgargiante durante l'Autunno.

Cornus Kousa, corteccia

La corteccia in questa pianta è così attraente che dovrebbe sempre essere in vista, negli esemplari maturi l'estesa esfoliazione sviluppa un'intensa luminosità nel grigio del giardino invernale.

PRENDERSI CURA DI CORNUS KOUSA

Cornus kousa predilige terreni ricchi ben drenati di media umidità, neutri o leggermente acidi, meglio evitare suoli poveri di humus.
Ottima è la posizione in pieno sole od ombra leggera, durante le caldi estati mantenere il terreno umido (la pianta è sensibile al caldo-secco eccessivo) .
Anche se Cornus Kousa non teme il gelo, preferire una zona riparata dal vento, proteggere la base del tronco con una pacciamatura quando la pianta è giovane per evitare la crescita di erbacce o danni alla corteccia.

I colori autunnali di Cornus Kousa

Questa deliziosa pianta dalla crescita molto lenta raggiunge al massimo un'altezza di 4-7 metri, può essere coltivata come unico esemplare in un angolo della casa, uno splendido punto focale che con le sue forme arrotondate spezzerà le linee verticali dei muri (un'illuminazione ben progettata potrà sottolineare ed evidenziare strategicamente l'armonia dei rami!).

Le potature sono minime e servono ad eliminare il legno morto al termine della fioritura, nei primi anni è utile lasciar ben sviluppare la ramificazione della pianta ed evitare potature drastiche.
Cornus Kousa è molto resistente alle malattie che solitamente affliggono gli altri cornioli. 

Adatto anche a zone di confini arbustivi, giardini per uccelli, farfalle o zone boschive.

La scelta può estendersi fra diverse varietà, ibridi e cultivar.

"Chinensis" (Corniolo cinese) dalle brattee più grandi, 
"Satomi" e "Stellar pink" con brattee rosa, 

Cornus Kousa "Satomi"

"Gold star" che a Primavera mostra una striscia dorata su ogni foglia ed un contrasto sorprendente con fiori e frutti,

Cornus Kousa "Gold star"

"Wolf eyes" con splendide foglie variegate verdi bordate da margini ondulati color crema simili  allo sguardo attento del lupo. Meraviglioso il contrasto tra foglie e frutti.

"Via Lattea", una cultivar della varietà "chinensis", la cui fioritura è così copiosa da nascondere il fogliame,

"Temple Jewel", una forma variegata molto interessante con foglie che mostrano una marmorizzazione verde, oro e rosa chiaro che si trasforma in verde con l'età.

venerdì 29 maggio 2015

ETNOMEDICINA: TRA MAGIA E PREGHIERA, L'ALBERO DEL NIM

Da sempre, gli esseri umani hanno tratto i rimedi per curarsi dall'habitat che li circonda adottando differenti strategie terapeutiche a seconda delle piante, degli animali, del clima e delle particolari storie culturali della loro gente.


L'etnomedicina è lo studio delle medicine tradizionali dei popoli ed indaga sui procedimenti preventivi, igienici e curativi di tipo sia magico-religioso che empirico.
Attorno a questa disciplina sta aumentando sempre più l'interesse da parte della comunità scientifica e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità la quale stima che più dell'80% della popolazione dei Paesi in via di sviluppo si affida solamente alla medicina tradizionale per risolverei problemi di salute.


Sono sempre più numerosi i casi in cui la scoperta di un nuovo farmaco o di un principio attivo ha attinto dalle conoscenze della medicina tradizionale, soprattutto di tipo erboristico e botanico.


Nelle culture tradizionali, medicina, magia e religione spesso si fondono, basta pensare alla figura dello sciamano il cui modo di curare le malattie unisce conoscenze naturalistiche, riti magici e preghiere (lo stesso valeva per la "strega" medioevale).
Spesso, per entrare in contatto con il mondo degli spiriti, questi curatori sperimentano stati di alterazione mentale utilizzando piante di varie specie con effetti allucinogeni.
Le sostanze psicotrope in esse contenute sono oggi allo studio della comunità scientifica per ricavare farmaci con effetti positivi sul sistema nervoso centrale.

Una pianta che oggi sta facendo molto parlare di sé, ponendosi al centro di numerosi studi come una delle più promettenti specie per il futuro dell'umanità, è Azadirachta indica, nota anche come Nim o Neem.

Azadirachta indica

Le Nazioni Unite lo hanno dichiarato "Albero del XXI secolo" per le innumerevoli proprietà medicamentose.


Azadirachta indica è un albero delle Meliaceae (come il pregiato Mogano) originario di India, Birmania e regioni tropicali e subtropicali del subcontinente indiano.
Le conoscenze sulle proprietà curative di questa specie affondano le radici nel passato: da oltre 2000 anni la medicina tradizionale indiana cura moltissimi disturbi con parti di questo albero tanto che viene chiamato "Farmacia del villaggio".
E' probabile che l'uso di Neem sia anteriore alle fonti storiche che ne documentano l'utilizzo, la pianta è considerata onnipotente dalla popolazione indiana e un sacro dono della natura.


Il Neem rappresenta la prima pianta medicinale nominata nell'antica letteratura della medicina Siddha, il più arcaico e avanzato sistema medico conosciuto dall'uomo.
Documenti scritti su antiche foglie di palma attestano l'uso terapeutico dell'albero del Neem in ogni sua parte: foglie, frutti, semi, radici, olio e corteccia per le innumerevoli proprietà medicinali.

Per secoli nell'India rurale l'albero del Neem ha curato dolori, febbre e infezioni causate da virus, batteri e miceti; i ramoscelli sono stati utilizzati per l'igiene orale; le foglie disseccate e rinchiuse in cassetti e armadi, libri e letti hanno svolto la funzione di allontanare gli insetti molesti.

Il succo di foglia di Neem è stato impiegato per curare malattie dell'epidermide, le tisane ottenute dalle foglie rappresentano un ottimo tonico.
Nella medicina tradizionale l'olio di Neem è conosciuto per la salute dei capelli, per disintossicare sangue e fegato.

I frutti sono drupe commestibili

Le ricerche intraprese su questa specie nell'ultimo ventennio dagli scienziati di tutto il mondo, hanno rivelato risultati promettenti in diverse discipline.
Anche i ricercatori più cauti hanno dovuto ammettere le infinite proprietà del Neem, non ancora tutte svelate.

CAPACITA' ANTIBATTERICA
Dall'olio di Neem è stato isolato un componente con forte attività antibatterica e anti placca anche nelle malattie a trasmissione sessuale.

ANTIVIRALE
Accertata capacità antivirale contro Herpes simplex.

ANTINFIAMMATORIA
Studiata un'attività che inibisce la migrazione dei macrofagi.

ANTITUMORALE
Azione inibitoria sulle cellule tumorale nel cancro del seno, prostata e pancreas.

EFFETTO ANTIOSSIDANTE

Foglie essiccate

MALATTIE CRONICHE DELLA PELLE
Condizioni croniche della pelle come acne, psoriasi, verruche, eczema, tigna si risolvono con olio di Neem ottimo anche a livello cosmetico per rigenerare e rinnovare l'epidermide.

ATTIVITA' ANTIVELENO
Accertato un meccanismo inibitorio estratto dalle foglie contro il veleno di serpente.

DISTURBI DIGESTIVI
L'estratto di corteccia di Neem è utilizzato come gastroprotettore e nella terapia delle ulcere, rilevata capacità di rimozione di tossine e batteri nell'apparato gastrointestinale.

Radici

MALATTIE PARASSITARIE
Storicamente il Neem è stato impiegato in tutte le forme di parassitosi corporee sia interne che esterne.
La pianta interferisce con il ciclo di vita dei parassiti e delle loro larve attraverso alcuni principi attivi come la salannina (situata in foglie e corteccia), azadiractina (contenuta nei semi), meliantriolo (in grado di inibire l'appetito anche delle voraci cavallette), nimbina e nimbidina (che conferiscono al Neem il tipico aroma sgradevole).

SISTEMA IMMUNITARIO
Gli estratti di corteccia rafforzano il sistema immunitario umano e animale, viene inibito il fattore che provoca necrosi tumorale.

ANTICONCEZIONALE
Il Neem è un potente spermicida

ANTIDIABETICO

fiori

Degli oltre 100 principi attivi del Neem per ora è stato approfondito lo studio solo di quattro.
Le sostanze contenute in questa pianta hanno lo scopo di preservarne la vita anche negli ambienti più ostili e inospitali e fanno di questa pianta un artista della sopravvivenza.


Il Neem è un albero delle regioni tropicali che cresce velocemente e raggiunge dimensioni medie, è sempreverde ma può perdere le foglie in condizioni di siccità estrema.
La chioma ovale densa e rotonda fornisce ombra tutto l'anno, la legna ottenuta da suoi rami è ottima da ardere e impiegata in falegnameria ed edilizia perchè inattaccabile dalle termiti.
Le foglie pennate verde scuro possono cadere in periodi di grave siccità, i fiori bianchi e profumati ricadono in pannocchie in una prolungata fioritura primaverile.
I frutti sono drupe commestibili.


Il complicato e ingegnoso cantiere chimico dell'Albero del Neem è una fonte di ricerca per il futuro.
La potente azione pesticida permette di sintetizzare un valido repellente per insetti, parassiti, funghi e acari che colpiscono sia gli umani che le colture in sostituzione di prodotti chimici inquinanti. 

mercoledì 20 maggio 2015

FINGER LIME, CAVIALE DI LIMONE

La mia collezione di agrumi non è mai al completo, sono alla continua ricerca di un elemento prezioso assente nel gruppo, quella particolarità che una volta entrata a far parte del mio piccolo giardino delle Esperidi mi spinge a desiderare una nuova varietà.

E' così che ho incontrato Citrus australasica, il Caviale di limone. 


Il frutto simile ad un dito della mano è una delizia per il palato: prendete un cucchiaio e assaporate ad occhi chiusi le perle traslucide contenute all'interno, il sapore è quello acidulo degli agrumi, un raffinato mix tra lime, pompelmo e limone.

La dicitura "Citrus" ci fa comprendere a quale famiglia la pianta appartenga, ovvero quella degli agrumi, "australasica" vuole indicare la provenienza
meridionale con riferimento all'origine australiana.

Citrus australasica vive allo stato naturale nella foresta pluviale subtropicale della costa orientale dell'Australia (Nuovo Galles del Sud, Queensland) dove si è evoluto da antichi agrumi esistenti prima che l'uomo facesse la sua comparsa sulla Terra.
Ha mantenuto il genoma da Agrume e con essi è in grado di ibridarsi.

Gli aborigeni ne conoscono il delizioso sapore da sempre ed hanno trasmesso l'uso alimentare di Finger lime ai primi coloni i quali, oltre ad apprezzare il delicato ed insolito frutto, hanno ipotizzato una coltivazione a scopi commerciali.


Nel 1895 Citrus australasica viene segnalato come potenziale prodotto da coltivare ma per ancora un secolo rimarrà appannaggio di pochi estimatori surclassato dalla coltivazione di altri frutti.
Il consumo principale, sottoforma di marmellata, si è esteso al frutto fresco solo negli anni 2000, quando Caviale di limone ha iniziato ad essere conosciuto ad una cerchia più estesa anche al di fuori della sua terra di origine.

Il recente aumento della domanda ha incrementato gli studi per la commercializzazione della pianta che, se innestata su un adeguato portainnesto, si trasforma in un agrume altamente redditizio.


L'utilizzo dei chicchi appariscenti e di colori sgargianti nei ristoranti ha trasformato questo piccolo frutto in un raffinato "caviale vegetale" da abbinare a piatti di pesce o per arricchire e rendere esotico qualunque contorno o antipasto e decorare con raffinatezza qualsiasi cibo.

Il sapore gradevole e fresco esplode sul palato inoltre, mordendo le colorate vescicole dall'aspetto perlaceo si introducono anche Vitamina C, B6, Acido folico e potassio.


Citrus australasica (o nella vecchia nomenclatura Microcitrus) è un arbusto spinoso del sottobosco o un alberello della foresta pluviale subtropicale dalle piccole foglie allungate che si collocano alternate e fitte sui rami.
In Australia viene denominato "Finger lime", "Caviale vegetale o di limone" in Italia per i particolari frutti che al loro interno ospitano una caratteristica polpa simile a caviale.
Le foglie contengono una grande quantità di ghiandole ricche di oli essenziali, se strofinate emanano un piacevole aroma.

La pianta è sempreverde con un naturale ricambio fogliare durante l'anno.

I fiori solitari dai lunghi petali sono di colore bianco o lievemente rosato, compaiono in Primavera ed Estate.


Il frutto è un cilindro leggermente ricurvo all'apice, simile ad un dito della mano con la buccia scura e sottile delicatamente rugosa che brilla al sole per la ricchezza di ghiandole cariche di olio e rimane sulla pianta per circa 5 mesi fino alla completa maturazione.

La bellezza di questo frutto è nascosta al suo interno: la polpa è composta da singole celle sferiche contenute in lunghe cavità (da 3 a 6) e colme di succo dal sapore esotico simile al lime.
I colori brillanti si diversificano a seconda della varietà con tonalità svariate: dal verde all'azzurro, dal giallo al rosso chiaro, dal rosa al magenta, trasparenti e lucenti perle prelibate di sapore.

La curiosa parte commestibile, a differenza del melograno, non contiene parti fibrose e può facilmente essere estratta con un cucchiaio.


In natura Citrus Australasica ha una crescita lenta e si avvantaggia di un'ombra luminosa, fruttifica dopo molti anni o in particolari condizioni di stress.
Ma se innestata su un adeguato portainnesto si trasforma in un agrume rustico e di facile coltivazione. 

Negli ultimi anni i vivaisti hanno creato, a partire dalla varietà selvatiche, cultivar altamente selezionate che tendono a produrre i frutti molto prima rispetto alle piante nate nel loro ambiente naturale.

Si possono acquistare piccoli esemplari,
il costo è abbastanza elevato

Finger lime non è ancora reperibile in tutti i vivai, ma se si ha la fortuna di poter acquistare un esemplare, una volta attecchito, basta averne cura come un qualunque agrume.
Il terreno dovrà essere con Ph leggermente acido, fertile e ben drenato, l'esposizione in piena luce ma non al sole diretto.

Una pacciamatura aiuterà a mantenere umido e soffice il terreno vicino alle radici che sono sottili e superficiali, meglio evitare irrigazioni e concimazioni in eccesso.

Le potature devono essere scarse e riguardare soprattutto le piante giovani allo scopo di formare un alberello dal portamento elegante e dalla chioma aperta.
Rimuovere i polloni e i germogli che si sviluppano al di sotto dell'innesto.

Nella potatura tenere da 4 a 6 rami principali ben distanziati per evitare che le spine danneggino i frutti.
Nelle zone a clima freddo coltivare Citrus Australasica in vaso per poterlo ricoverare in luogo protetto nei periodi più freddi.


Quando il frutto è maturo cade, il momento esatto in cui raccoglierlo si verifica quando, esercitando una leggera torsione, si stacca facilmente.
I frutti raccolti acerbi non maturano al di fuori della pianta ma, una volta colti, si conservano facilmente per alcune settimane.
Mediante congelamento mantengono integri sapore e proprietà nutritive per molti mesi in cui sarà possibile gustare una delizia esotica fuori stagione.



giovedì 10 luglio 2014

C'ERA UNA VOLTA....IL BOSCO IGROFILO

L'attuale aspetto della Pianura Padana fatto di paesaggi squadrati, zone altamente antropizzate, monocolture, aree industriali e una Natura sempre più relegata in spazi ristretti non lascia certo immaginare come si presentava  7000 anni fa al termine dell'ultima glaciazione.

Con l'innalzamento della temperatura e lo stabilizzarsi di un clima maggiormente favorevole, l'intera Europa era ricoperta di boschi ricchi di fauna e vegetazione.
Anche la nostra Pianura Padana comprendeva una ricchezza inimmaginabile di foreste costituite da boschi igrofili cioè umidi, zone paludose e foreste planiziali ovvero di pianura.


Inizialmente i blandi interventi umani non erano stati in grado di scalfire la ricchezza del paesaggio: Etruschi, Celti, Liguri e Greci non avevano modificato l'aspetto del paesaggio in modo drastico, fino all'arrivo dei Romani (I sec. a.C.).

La necessità di disporre di spazi aperti ed aree coltivate aveva spinto i Romani ad opere di bonifica e disboscamento ma con un conservato rispetto per il bosco che spesso coincideva con zone sacre e di culto.
Molti querceti venivano lasciati intatti per la raccolta delle ghiande come cibo per i numerosi maiali allevati.
Con la caduta dell'Impero Romano (476 d.C.) la foresta torna a ricoprire i numerosi spazi che le erano stati sottratti.


Nel Medioevo la tutela dei boschi coincide con la necessità di possedere grandi aree di caccia e pascolo dei suini con l'affidamento di controllo e conservazione da parte di alcuni nobili.
L'incremento della popolazione intorno al IX secolo e il conseguente espandersi delle città e delle aree coltivabili diviene per i boschi e le foreste l'inizio di un rapido declino.
Enti religiosi, proprietari di grandi aree boschive, commissionano la bonifica delle paludi, il disboscamento di ampie superfici e la massiccia distruzione di foreste.


L'importanza strategica del bosco viene invece compresa dalla Repubblica di Venezia, sia come fonte di legname da costruzione per le navi che per ricavare le preziose palafitte su cui l'intera città si sorregge.
Una serie di norme regolamentava il taglio dei boschi, regole purtroppo sempre meno rispettate con il passare del tempo.

Tra il XV° e il XVI° secolo prendono il via le grandi opere di canalizzazione e regimentazione dei fiumi, la Pianure inizia ad assumere l'aspetto attuale.


I boschi igrofili che ancora oggi si trovano in Italia sono il residuo delle grandi foreste di un tempo, si tratta soprattutto di zone a ridosso di fiumi dove le continue esondazioni o risorgive di acqua hanno permesso la vita a quelle piante il cui fabbisogno di umidità è elevato.

Si tratta di associazioni vegetali che necessitano di terreni ricchi d'acqua in cui talvolta si hanno fenomeni di ristagno.
Le attuali aree a bosco igrofilo si collocano accanto a sponde o bracci morti di fiumi, specchi lacustri indifferentemente dalla fascia climatica.

Alnus glutinosa

Alnus glutinosa (Ontano nero) è la specie arborea principale del bosco igrofilo in grado di sopravvivere anche in ambienti sempre inondati.
E' un albero dal tronco slanciato e radici superficiali che può raggiungere un'altezza di 10 metri, la corteccia di colore nero (da cui deriva il nome) presenta fessure longitudinali e con il tempo si sfalda.
Il legno ha una caratteristica colorazione giallo, rosso-aranciato impiegato per lavori di piccola falegnameria e di idraulica siccome a contatto dell'acqua assume una particolare durezza (é il legno utilizzato per le palafitte di Venezia).

Ontano nero è un albero dal fogliame sparso, margine seghettato, coriaceo e di forma arrotondata che cade quando è ancora di colore verde.
Le foglie nella fase giovanile presentano la pagina fogliare appiccicosa (da qui deriva l'epiteto "glutinosa").

Alnus glutinosa

L'importanza di Alnus glutinosa nell'ecosistema fluviale è primaria per la funzione di consolidamento delle sponde di un corso d'acqua e la prevenzione del dissesto idrogeologico.
Arricchisce il suolo di composti azotati.

Ulmus minor
Ulmus minor

Presenza significativa nel bosco igrofilo è Ulmus minor (Olmo campestre), un tempo molto comune ma oggi difficile da ammirare a causa di una micosi che ne ha diminuito notevolmente la popolazione.
E' un albero deciduo molto longevo dalla corteccia liscia e scura .

Populus alba

All'interno del bosco igrofilo possiamo incontrare Populus nigra (Pioppo nero), Populus alba (Pioppo bianco),  Quercus Robur (Farnia), Salici che con il loro potente apparato radicale resistono all'impeto delle correnti.

Tra gli arbusti si trovano comunemente Cornus sanguinea (Sanguinella) Ligustrum vulgare (Ligustro) Viburnum opulus  utilizzati anche come piante ornamentali nei giardini e il caratteristico Prunus Padus, il Ciliegio a grappolo.


Il sottobosco è costituito da Carici, Cardi, Valeriana, Equiseti e Filipendula ulmaria.
Di particolare importanza è la presenza di Osmunda regalis, la rara felce reale, una specie relitta con apparato riproduttivo ancora primitivo.

Osmunda regalis

Molte delle leggende padane sono nate nel bosco igrofilo, Ontani e Salici sono sempre stati considerati dalle popolazioni contadine come entità degli inferi perchè le loro scarne chiome gocciolanti disorientavano i viandanti nelle nebbie tipiche di quei luoghi.
Lo spavento cresceva ulteriormente all'apparizione improvvisa di fuochi fatui
notturni (esalazioni di gas metano che fuoriusciva dalle paludi) confusi per spiriti maligni.

La magia dei fuochi fatui

Il  nome Alnus dell'Ontano è una parola che deriva dal celtico e significa "vicino alle acque", l'albero veniva creduto infernale perchè il suo legno appena tagliato assumeva un colore rosso sangue, lo stesso dei campi di battaglia.

Difendere oggi il bosco igrofilo significare conservare biodiversità e tradizioni sempre più distanti dalla nostra frenetica e distratta quotidianità.

martedì 17 giugno 2014

LA PAZIENZA DEL GELSO

Non esiste un albero più paziente e saggio del Gelso.
Plinio il vecchio lo definisce "sapientissima arborum", il più saggio degli alberi perchè con pazienza attende che siano scongiurate anche le gelate più tardive per emettere il fogliame.
Il Gelso è l'ultima caducifoglia a vegetare, per i Greci è una pianta consacrata al dio Pan, ricca di simbologia, intelligenza e passione.


E' ai piedi di un Gelso che si consuma il dramma d'amore di Tisbe e Piramo come Ovidio racconta nelle libro quarto delle sue "Metamorfosi", le bacche da quel giorno colorate dal sangue degli amanti sono divenute rosse per la pietà degli Dei.
Romani e Greci apprezzano sulle loro tavole il rosso frutto composto che chiamano morus, Morus celsa (cioè Moro alto) è la pianta che lo produce, un appellativo che lo distingue dalle more di rovo.


I Romani adorano le sete preziose che importano dall'Oriente a caro prezzo, non sanno quale rapporto intercorra tra le seriche stoffe e la pianta del Gelso, l'alimento principale per l'allevamento di Bombyx mori, il baco da seta.

Ai tempi dell'imperatore Giustiniano, nel 551 d.C. il grande segreto viene svelato: due monaci di San Basilio, missionari in India e giunti sino in Cina, raccontano come la seta è prodotta da piccoli animali e di aver appreso il modo di allevarli.


Le piccole uova dei bachi e gli inestimabili semi della pianta che li nutre, nascosti dai monaci all'interno di canne di bambù, arrivano a Bisanzio, inizia la grande diffusione del Gelso bianco.
Da Costantinopoli alla Grecia e da qui in Italia, l'albero del Gelso bianco (Morus alba) diventa prezioso, l'indispensabile sostentamento per i bachi da seta che si nutrono esclusivamente di queste foglie.
Negli statuti comunali del 1300 viene imposta la piantagione di Morus alba a tutti i proprietari terrieri e decretate gravi sanzioni a chi danneggia le piante. Prende via l'epoca millenaria dell'albero dorato.


Morus nigra, il Gelso nero, non manca nei chiostri  medioevali, viene utilizzato di frequente dai frati per la produzione di un vino ottenuto dai frutti e detto "Vinum moratum" o per arricchire il colore del vino rosso.

Gelso bianco e Gelso nero sono piante molto simili anche se a quest'ultimo viene attribuita maggior robustezza, dimensioni e resistenza al freddo.
Sono entrambi alberi caducifogli che appartengono alla famiglia delle Moraceae, Morus nigra probabilmente arrivato in Europa dal Medioriente da millenni, Morus alba giunto dalla Cina solo nel XV secolo.


Morus alba si presenta con un tronco robusto variamente ramificato, belle foglie verdi seghettate alterne di forma ovata o cuoriformi (a volte trilobate) sostenute da un picciolo scanalato, glabre nella pagina inferiore.
L'albero ha crescita rapida, aspetto imponente, chioma espansa e densa.
Al di sotto della corteccia corre una fitte rete di canali ricca di lattice.
I fiori a grappolo hanno un aspetto irrilevante, presenti sulla pianta in entrambi i sessi, la fioritura di colore verde passa spesso inosservata.

I frutti vengono denominati impropriamente "more", in realtà il frutto è un sorosio, un falso frutto costituito da tante piccole sfere raggruppate e a loro volta formate dal frutto vero ricoperto da una polpa bianco-rosata commestibile.


Il Gelso bianco anche se in Italia non è una pianta autoctona si è diffuso e propagato con facilità grazie alla rusticità e alla semplice riproduzione spontanea per seme.
Un tempo molto diffuso nella Pianura Padana nelle zone ricche d'acqua, lungo canali e fossati, oggi è diventato un "frutto dimenticato" utilizzato solo a scopo ornamentale in parchi e giardini o in alcuni orti.

Morus nigra o Gelso nero presenta dimensioni inferiori rispetto ad M. alba, la foglia è pubescente nella pagina inferiore e ruvida in quella superiore, i frutti giunti alla maturazione assumono una colorazione rossastra ed un ottimo sapore.
Tipico è mangiarli direttamente dall'albero per l'alta deperibilità, in Sicilia ho assaggiato ottime granite ai frutti di gelso nero.


L'utilizzo dei frutti in campo gastronomico e terapeutico è conosciuto fin dall'antichità, posso definire le more di gelso "frutti- medicina" per le innumerevoli proprietà curative di tipo diuretico, lassativo, per le affezioni del cavo orale, delle vie respiratorie e come antianemico.

Recenti studi hanno dimostrato come le foglie di Morus alba abbiano effetto ipoglicemizzante e quindi utili in caso di diabete e come la corteccia contenga sostanze antibatteriche con capacità pari a quelle di alcuni antibiotici.
Nella corteccia e nelle radici sono state rinvenute componenti con effetti positivi contro la gotta.


Il legno è un ottimo combustibile ed adatto alla realizzazione di oggetti artistici, nella bassa modenese è un elemento indispensabile nella costruzione delle botti per l'aceto balsamico.

Morus alba nel "Parco di Monte Sole"

Alcuni giorni fa ho conosciuto un Gelso bianco centenario testimone silenzioso di tragici avvenimenti.
Si trova nel Parco storico di Monte Sole, sorveglia i resti di alcuni villaggi teatro di un grave eccidio nazista: la strage di Marzabotto.
Tra il 29 Settembre e il 5 Ottobre 1944 ha dovuto assistere impotente alla morte di 770 innocenti, donne, anziani e bambini, vittime della cattiveria umana.

Ha udito impotente le grida di credeva ancora nella pietà, ha pianto e urlato con chi non aveva via di scampo, ha respirato il fumo e bevuto il sangue di poveri innocenti.
Ora tra le sue braccia nodose accoglie un altare, ascolta le preghiere dei credenti e le riflessioni di chi non vuole più assistere alla violenza insensata degli uomini.
Basta sedere sotto l'ombra del grande Gelso bianco, ascoltare il suo racconto saggio e paziente, per non dimenticare.