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giovedì 31 dicembre 2015

AUGURI E RIFLESSIONI PER IL NUOVO ANNO

Una riflessione legata alla forza e al potere magico dell'acqua ci arriva dall'antica Cina, terra di saggezza in cui meditazione e introspezione guidano le azioni quotidiane.


Un giorno, nell'antica Cina, gli studenti scorsero il loro maestro seduto sulla sponda di un fiume e gli chiesero: "Maestro, è ormai da molto tempo che osserva l'acqua che scorre. Cosa vede?"


Il saggio maestro non rispose subito alla domanda. Senza distogliere lo sguardo dall'acqua, rimase in silenzio. Infine disse:
"L'acqua ci insegna come vivere. Dovunque scorre, porta la vita e si distribuisce a tutti coloro che ne hanno bisogno. E' buona e generosa. 

Se un terreno è impervio, riesce a livellarlo. E' equa.

Senza mai esitare, si precipita in gole strette e profonde. E' coraggiosa.

Anche se la sua superficie è liscia e uniforme, può celare grandi profondità. E' saggia.


E' in grado di raggirare le rocce che ostacolano il suo corso. E' indulgente.

Tuttavia è impegnata giorno e notte a rimuovere tutti gli ostacoli che incontra. E' instancabile.


Per quanti meandri possa essere costretta ad affrontare, non perde mai di vista la direzione della sua meta, il mare. E' determinata.

Per quante volte possa essere contaminata, si impegna imperterrita a ritornare pura. Ha la forza di rinnovarsi. 

Questo è il motivo per cui osservo l'acqua. Mi insegna come vivere"

martedì 23 giugno 2015

SOLSTIZIO D'ESTATE, ERBA DI SAN GIOVANNI E MAGIA DI UNA NOTTE

Domenica 21 Giugno, alle 18,38 italiane, il Solstizio d'Estate ha dato il via ufficialmente all'Estate astronomica 2015.
Il Solstizio (dal latino solstitium= sol cioè sole + stitere = arrestarsi) è il momento in cui il Sole, nella sua rotazione apparente, raggiunge il punto più alto nell'orizzonte.
E' la notte più corta dell'anno, le ore di luce hanno raggiunto il massimo ma già da oggi caleranno impercettibilmente sino all'arrivo del prossimo Inverno.


Sul culto di questa notte magica avvolta per millenni da misteri e riti propiziatori, ci sono storie e leggende che coprono ogni angolo della Terra, dai culti solari degli antichi Egizi, ai calendari monolitici dei druidi (come Stonehenge in Bretagna), ai sacrifici umani dedicati al Sole dei popoli precolombiani con studi astronomici particolarmente precisi per quell'epoca storica.

Riti e misteri diversi per ogni cultura dal Polo al'Equatore, il tema centrale invece è lo stesso: il trionfo del Sole nel'evento solstiziale perpetrato nelle sacre giornate che vanno dal 21 al 24 Giugno, periodo in cui diverse credenze popolari celebrano il matrimonio tra due opposti, Il Sole (fuoco) e la Luna (acqua).

Feste pagane così radicate che all'avvento del Cristianesimo si è rivelato più semplice sostituirle con una celebrazione religiosa che cercare di estirparle, e così che il solstizio d'Estate con il suo carico di misteri si trasforma nelle celebrazioni dedicate alla natività di San Giovanni Battista.


Qui in Emilia, terra di tradizioni contadine, le celebrazioni pagane e religiose si sono nel tempo mescolate ed hanno dato origine ad una semplice ritualità legata ai poteri del fuoco e dell'acqua, alla ricchezza dei frutti maturi di una terra fertile e generosa e agli antichi riti magici del mondo celtico.

In una comunità di tipo rurale sono giorni adatti per ingraziarsi le forze naturali, festeggiare la maturazione delle sementi ed effettuare i riti legati alla fertilità prima dell'arrivo del caldo torrido.

Il fuoco è rappresentato dai numerosi falò che ardono nelle zone di pianura e collina, accesi in onore del Sole e profumati dai mazzetti secchi delle erbe raccolte nell'anno precedente affinchè il fumo scacci i demoni e la malasorte e purifichi i campi e il bestiame.

Proprio nella magica notte d mezza Estate si raccolgono le erbe "magiche" bagnate e purificate dalla rugiada di San Giovanni (elemento acqua) e intrise di un nuovo potere che donerà salute e prosperità per tutto l'anno a venire.

Hypericum perforatum

Tra le erbe che occorrevano per comporre il mazzetto porta fortuna non doveva mancare l'Iperico (Hypericum perforatum) il cui colore dorato della densa fioritura ricorda la potenza del Sole.

L'iperico, detto anche Erba di San Giovanni o scacciadiavoli è una pianta erbacea officinale conosciuta ed utilizzata fin dall'antichità.
E' una pianta spontanea sempreverde facilmente riconoscibile anche se priva di fiori perchè le foglie, se guardate in controluce, appaiono "bucherellate" (da qui il nome "perforatum").

Foglia

In realtà i forellini sono piccole ghiandole ricche di oli essenziali trasparenti e resina, mentre ai margini fogliari sono presenti piccoli punti neri che se strofinati emettono una sostanza rossastra (ipericina) che tinge le dita di rosso.
Secondo la tradizione popolare la sostanza rossa emessa dalle foglie rappresenta il sangue del Battista.

Per l'antica usanza di apporre un fiore di Iperico sopra una sacra immagine a protezione di demoni e streghe, questa pianta campestre ha assunto il nome di Hypericum che significa "sopra l'immagine".


Nel folklore contadino della Bassa, il fiore di Iperico è strettamente legato al Solstizio d'estate, periodo in cui raggiunge la sua massima fioritura, notte dedicata al convegno annuale delle streghe che si incontrano intorno ad un albero di noce
Per proteggersi è sufficiente nascondere sotto la camicia un mazzetto di erbe magiche in cui è compreso l'iperico, pianta in grado di curare ferite, ustioni e febbri.

In un mondo rurale in cui le erbe hanno assunto un ruolo predominante, l'iperico dai delicati fiori gialli che ricordano il colore dorato del Sole, non poteva mancare.
In passato veniva appeso alla porta di casa per scacciare le forze del male ed utilizzato per gli esorcismi.

I poteri miracolosi attribuiti a questa pianta spontanea non sono solo leggenda.


Hypericum perforatum ha capacità antidepressive e tranquillanti per la presenza di sostanze psicoattive tra cui l'ipericina, 
Iperico attiva ed innalza le difese immunitarie, allevia dolori e spasmi,
la sua azione viene esplicata anche a livello dell'apparato gastrointestinale e respiratorio, ha proprietà diuretiche e curative a livello cutaneo in presenza di ulcerazioni, piaghe e lesioni.

La somministrazione di Iperico deve essere eseguita strettamente sotto controllo medico per l'interazione verso alcuni tipi di farmaci.

sabato 7 marzo 2015

ERBE MAGICHE: IL TARASSACO

Da bambina mi piaceva raccogliere piccoli mazzi di fiori di campagna da portare in regalo a mia madre, margheritine o violette dal gambo così corto che l'unico contenitore che le poteva ospitare era una tazzina da caffè! 
A volte univo qualche esemplare di Veronica agrestis o Ranuncoli di campo dal giallo acceso.
Un solo fiore era sistematicamente escluso: il Piscialetto che, a detta di tutti, avrebbe provocato "la pipì a letto" con effetto immediato.


Il Piscialetto, come qui nella Bassa padana viene chiamato il Tarassaco comune, è un fiore così diffuso e facile da individuare, che per noi bambini rappresentava un gioco, un modo per provocare liti soffiandosi addosso gli eterei pappi che costituiscono i soffioni che la pianta produce.
Urtare per dispetto un amico con un fiore era fonte di risate, era la scusa per accusarlo di fare la pipì a letto....

Nel mondo rurale la conoscenza delle piante selvatiche è sempre stata una prerogativa della donna che, grazie ad una saggezza trasmessa dalle loro antenate, ha sfamato e curato la famiglia con le erbe dei campi anche nei periodi difficili, piante ricche di proprietà alimentari o curative che la saggezza popolare ha da sempre indicato come benefiche.


Il Tarassaco officinalis è una pianta selvatica conosciuta fin dall'antichità, largamente diffusa, inconfondibile e dalle mille virtù di cui si utilizzano tutte le parti, dalle radici ai teneri boccioli.

Fino al XV secolo non ne troviamo traccia negli erbari, "ufficialmente" è nel 1546 che il naturalista Bock attribuisce al Tarassaco poteri diuretici a cui si aggiungono nel secolo successivo capacità vulnerarie (cura delle ferite) e depurative a livello del fegato.

Le virtù ineguagliabili delle pianta sono più conosciute dalla medicina popolare che da quella ufficiale che scoprirà le sorprendenti e diverse capacità del Tarassaco solo a partire dal XVIII secolo.


Un detto francese afferma che il Tarassaco purifica i filtro renale e asciuga la spugna epatica, teoria confermata dall'evidenza scientifica nell'ultimo secolo.
Infatti l'alto contenuto di potassio nelle foglie è l'artefice della grande capacità diuretica della pianta (corretto il nome popolare "Pissalett!).
La radice invece agisce maggiormente a livello digestivo, soprattutto aumentando la secrezione biliare e favorendo la contrazione della cistifellea a discapito della formazione di calcoli epatici.

Il Tarassaco è una pianta che racchiude in sé numerosi poteri benefici, forse la più utilizzata a livello popolare, sia in cucina che come medicamento.
Tutte le sue parti sono commestibili, nell'uso tradizionale si consumava sia crudo che cotto nel vino o nel brodo allo scopo di depurare il corpo, per curare febbri intermittenti, ritenzione idrica, coliche renali, itterizia.

Tra i molteplici usi se ne trova anche uno cosmetico per schiarire le efelidi tramite l'applicazione giornaliera di un decotto di fiori freschi.


Secondo la filosofia alchemica il Tarassaco è una pianta solare legata al pianeta Giove, ha un carattere maschile molto forte, il giallo acceso delle numerose corolle disposte a raggiera ricorda il sole, per questo la pianta raggiunge il massimo della sua potenza durante il solstizio d'Estate.

Il suo aspetto fiero e sicuro ricorda quello di Zeus, il supremo dio dell'Olimpo, che con la sua potenza mette ordine al caos proprio come il Tarassaco riassesta gli squilibri all'interno dell'universo corporale.

Un erba così umile ma così ricca di capacità terapeutiche è in grado di colmare carenze di vitamina C che in casi gravi possono sfociare nello scorbuto, una malattia un tempo comune sulle navi a lunga percorrenza.
Pare che durante la guerra di Crimea, un medico al seguito dell'esercito francese bloccò la diffusione dello scorbuto facendo consumare ai soldati tarassaco fresco sia a scopo alimentare che medicinale.


Anche l'infruttescenza, il tipico pappo detto soffione, secondo la credenza popolare, aveva potere oracolare: soffiando sui piumini si poteva prevedere se un amore era corrisposto, il numero dei piumini rimasti attaccati indicava il tempo di attesa per essere riamati.

Per la forma dentellata delle foglie la pianta viene chiamata anche "Dente di leone", ogni zona d'Italia attribuisce un nome popolare diverso a quest'erbacea spontanea (Cicoria selvatica, Dente di cane, Dente di leone, Soffione ecc.).

Il Tarassaco è di origine Europea e Nord asiatica, vive in climi temperati e freddi dalla pianura sino a 2000 metri in tutto il pianeta.
E' diffuso in luoghi incolti e campi coltivati, prati, boschi, manti erbosi e ai margini delle strade.


La pianta è un'erbacea perenne delle Asteraceae con un rizoma che continua con un grosso fittone verticale biancastro e lattiginoso all'interno, da cui origina una rosetta di foglie che possono apparire erette o appiattite al suolo.
Le lunghe foglie lanceolate hanno il margine irregolarmente dentato, sono triangolari all'apice e molto simili a denti di leone.
La costa centrale è cava.

I fiori singoli si trovano all'apice di fusti lisci e cavi all'interno, le corolle sono di colore giallo deciso e appaiono da Marzo a Novembre.
Al termine della fioritura compaiono i cosiddetti "soffioni", cioè quelle sfere lanuginose costituite da peli che volano nel vento per disperdere i semi, acheni grigiastri con piccole spine alla sommità.

In Autunno il Tarassaco fruttifica con piccole drupe scure ricche di Vitamina C.


Uscendo dall'Inverno, consumare Tarassaco aiuta ad eliminare le tossine accumulate durante la stagione fredda.
Le tenere foglie primaverili, dal gusto aromatico, gradevole e lievemente amarognolo, si utilizzano in insalata che, se consumata prima del pasto, stimola e favorisce la digestione.

Le rosette fogliari possono essere lessate e mangiate come gli spinaci, usate per preparare saporiti risotti e minestre di altro genere o arricchire carne e pesce.

L'utilizzo dei boccioli e dei fiori è una scoperta più recente, con i fiori ad esempio si possono preparare saporite salse, ripieni e sciroppi.
I boccioli ancora chiusi si conservano sotto aceto e possono sostituire i capperi.


Il rizoma del Tarassaco è la parte di maggior rilevanza officinale, si raccoglie in Settembre-Ottobre o a Febbraio-Marzo, prima della fioritura primaverile.
Pulito dal terriccio e privato dalle radici laterali deve essere essiccato al sole o in forno a temperatura moderata e conservato in vasi di vetro.

L'infuso delle radici, in tempi di magra, è stato succedaneo del caffè.

Il tarassaco è una pianta che favorisce la bellezza femminile, per l'alto potere diuretico aiuta nei casi di ritenzione idrica e produce una blanda azione lassativa (può essere assunto sottoforma di tisana).
Un decotto ottenuto bollendo per 10 minuti 40 grammi di radici essiccate in un litro d'acqua, espleta un'azione tonificante e lenitiva della pelle, la depura e schiarisce le efelidi.


Il Tarassaco è un esempio tipico di come una pianta officinale possa racchiudere una somma di principi attivi diversi, ognuno con un'azione specifica e, fattore molto importante, è una pianta totalmente atossica.
Con l'arrivo della bella stagione, armati di un piccolo coltello, si può approfittare di una salutare camminata per raccogliere Tarassaco.
Con il problema dell'inquinamento, non è facile trovare piante non contaminate.
Allora perché non coltivarlo nell'orto o in un grande vaso in balcone?


La coltivazione di questa pianta non richiede nessun intervento: seminare in Primavera interrando i semi ad una profondità di mezzo centimetro ed esporli al sole, irrigare evitando il ristagno idrico.

La pianta non teme il gelo, in periodi afosi può rallentare la crescita.

Si possono raccogliere i "soffioni" molto comuni nei prati e ai bordi delle strade per rubarne i semi da far essiccare alcuni giorni prima di interrarli.
Aggiungere Tarassaco tra le aromatiche dell'orto può risultare una piacevole ed insolita esperienza.



sabato 8 novembre 2014

PIANTE MAGICHE: CALENDULA OFFICINALIS

I latini associavano il termine "officinalis" a quelle "herbe" dotate di proprietà terapeutiche e quindi utilizzate nell'industria farmaceutica, capaci di curare le patologie in armonia con il corpo.
Calendula officinalis è una pianta dalle mille virtù, associata fin dall'antichità a riti magici compiuti da guaritori e streghe, utilizzata nella cosmesi e nella colorazione delle stoffe, come pianta alimentare per colorare e aromatizzare i cibi.


Secondo la mitologia greca, Calendula nasce dalle lacrime versate da Venere per la perdita del suo amato Adone, infatti il significato simbolico di questo fiore è sofferenza e pene d'amore.

Le origini della coltivazione di Calendula officinalis sono così remote da essersi smarrite nel tempo: Greci, Egizi, Indiani, Romani conoscevano il potere e le particolari proprietà dei fiori, foglie e semi, capacità curative di cui ancora oggi ci avvaliamo (i vantaggi sono confermati da basi scientifiche).
In alcune cerimonie sacre gli antichi sacerdoti officiavano riti propiziatori con al collo ghirlande di fiori di Calendula.


Calendula officinalis è detta anche Marigold (L'oro di Maria) perché impiegata per la precoce fioritura in cerimonie cattoliche in alcuni Paesi, in onore della Vergine Maria.

Anche Santa Ildegarda di Bingen, scienziata, erborista e grande studiosa del XII secolo annovera tra le migliori erbe medicamentose Calendula, pianta officinale prescritta dalla monaca per disturbi intestinali e della cute.
Per i medici del periodo medioevale, Calendula officinalis era legata al ciclo mestruale proprio per la fioritura mensile della pianta (teoria delle signature), assunta nelle dosi prescritte provocava le mestruazioni e ne attenuava i sintomi concomitanti, controindicata quindi durante la gravidanza.


In casa mia non manca mai la crema a base di Calendula che utilizzo in caso di scottature o arrossamenti cutanei, posso affermare che il prodotto è veramente miracoloso!
L'olio o la crema ottenuti dalla macerazione dei fiori allevia all'istante ustioni, screpolature o arrossamenti della pelle, scottature causate da eccessiva esposizione ai raggi solari, delicata anche su pelli molto sensibili.

Il nome "Calendula" deriva da "calendae" (da cui proviene anche l'attuale termine "calendario") per i latini il primo giorno di ogni mese dell'anno.
La lunga fioritura di questa erbacea amante del sole, suggerisce un nome legato ad ogni mese e stagione dell'anno.


Calendula è un'Asteracea di cui si utilizzano i fiori arancioni freschi per colorare e aromatizzare insalate e tingere tessuti; essiccati sostituiscono lo zafferano per la stessa tonalità di giallo che si ottiene. 

I principi attivi estratti da Calendula officinalis hanno qualità antinfiammatorie, depurative, cicatrizzanti, antispasmodiche, ottimo rimedio naturale per contrastare punture d'insetto, acne, eczemi e tutte le infiammazioni cutanee.
Le azioni benefiche della pianta si espletano tramite tisane o infusi, creme, pomate, tinture.


INFUSO: In 250 ml d'acqua bollente infondere 2 cucchiaini da caffè di fiori di Calendula essiccati all'ombra, coprire e filtrare dopo 10 minuti.

TINTURA: si ottiene mettendo a macerare 20 gr di fiori in 100 ml di alcool al 60%, estrarre poi i fiori spremendoli bene prima di gettarli.

CREMA: se ne possono acquistare ottime in farmacia o prepararne semplicemente a casa con 20 gr di fiori di Calendula ricoperti di olio di oliva, lasciare riposare 12 ore al sole (l'olio assorbirà gli oli essenziali e i principi attivi). In un pentolino sciogliere 5 gr di burro di cacao e 5 di cera d'api, unire l'olio e lasciare raffreddare.


Calendula è una pianta eliotropia (si volge verso il sole) che dischiude i suoi fiori quando i raggi solari colorano e scaldano l'aria per chiudersi poi alla notte. Anche in prossimità di un temporale pare che il fiore di Calendula chiuda la sua corolla.
Cresce spontaneamente in tutto il bacino Mediterraneo, la lunga e colorata fioritura fa di Calendula una pianta ornamentale molto apprezzata per abbellire aiuole, bordure, orti-giardino, macchie fiorite e balconi.
Viene coltivata industrialmente per la produzione dei fiori da cui si traggono numerosi benefici.

Calendula nata spontaneamente in giardino

La pianta è un'erbacea annuale, biennale o perenne dagli steli ramificati ed eretti, foglie lunghe e verdi alternate dal margine irregolare.
I fiori vanno dal giallo all'arancio più intenso, i frutti sono acheni.
Calendula è una pianta di facile coltivazione che ben di adatta a tutti i tipi di suolo, predilige terreni leggeri, ricchi e ben drenati.
Seminare in Autunno in climi temperati, attendere la Primavera in quelli più freddi in una zona assolata e riparata dal vento

Calendula si presta anche per la coltivazione in vaso.

giovedì 25 settembre 2014

IPPOLITA, STORIA DI UNA STREGA DI PALUDE

La storia di Ippolita non è una favola o una fola, come si dice qui nella Bassa, ma un fatto reale che si è dipanato cinquecento anni fa a pochi metri dalla casa in cui abito.
Tutto è documentato, gli archivi storici di Modena raccolgono i verbali del processo che hanno portato una giovane ragazza sul rogo, solo perchè "diversa" in un'epoca in cui paura e maldicenza spadroneggiavano.

Concilio di Trento

Il periodo storico in cui Ippolita trascorre la sua breve vita è molto particolare: la Chiesa Cattolica in risposta alle numerose scissioni nate al suo interno attua la Controriforma. Tra i decenni che vanno dal 1500 al 1600 in Europa nascono diverse dottrine religiose (protestanti calvinisti , luterani, anglicani) a cui la Chiesa pone un freno con il Concilio di Trento (1545-1563).
Nasce l'ordine dei Gesuiti che, affiancati all'inquisizione spagnola già da tempo operante, difendono strenuamente la Chiesa opponendosi all'eresia.
La Chiesa Cattolica irrigidisce ulteriormente le sue posizioni con un atteggiamento di chiusura completa, Il tribunale del Sant'Uffizio dell'Inquisizione romana viene ripristinato.


Inquisizione

Ma il clima di paura e tensione che si respira nella seconda metà del '500 non è solo causato da motivi religiosi, l'Europa sta vivendo un momento fatto di guerre, carestie, epidemie, problemi economici che creano insicurezza nella popolazione.
La risposta dei politici e dei religiosi è quella di predicare austerità e moderazione con la repressione di chiunque possa mettere in discussione o minare l'autorità.

Le accuse di eresia diventano sempre più frequenti, le manifestazioni di odio e paura si aggravano verso il "diverso" considerato demoniaco e una minaccia per l'ordine sociale.
Nell'intera Europa tra il 1560 e il 1630 circa 20000 persone vengono bruciate sul rogo, soprattutto donne, in seguito ad una condanna per stregoneria.
Non si conosce il numero esatto di persone perseguitate e processate, si sa che la cifra è elevatissima, una sorta di ossessiva persecuzione che ha provocato una vera "caccia" alle streghe.


Rogo 

Quelle che si definivano pratiche magiche erano invocazioni di esseri sovrannaturali legati agli elementi naturali con riti e formule che si tramandavano da secoli e con la preparazione di pozioni o medicamenti con le erbe che la natura offriva.
Dal '400 la Chiesa inizia ad associare la "magia" come opera del demonio con il quale la strega o lo stregone stringevano un patto con il quale l'essere umano abbandonava la fede cristiana per seguire il diavolo.
Siccome nessuno veniva colto in flagranza di reato, dal '500 si iniziano a ricercare quei segni che marchiavano la strega a conferma del patto satanico.


Manuale sulla stregoneria, anno 1437

Bastava un colore particolare dei capelli (come il rosso), una parte del corpo insensibile al dolore, un neo dalla forma particolare, la denuncia di un vicino, parente o conoscente si finiva per essere arrestati, torturati e processati, fino alla condanna capitale.

La classe colta tramite prediche e pubbliche accuse convince la popolazione dell'esistenza delle streghe, suscita terrore che può essere combattuto solo col fervore religioso.


Dal film Disney "Brave"

Ippolita è una figlia illegittima di un ricco bolognese e di una dama di corte francese da cui eredita una massa fiammeggiante di capelli e un fisico longilineo ed elegante.
La nonna, la contessa Lanzirelli, che per il figlio ha in progetto un matrimonio di convenienza, fa allontanare la piccola dalla casa padronale abbandonandola al suo destino.
La mamma francese di Ippolita, malata e non più in grado di accudire la bambina di 2 anni, la affida ad una serva che in passato le era stata fedele e che ora vive con la famiglia nelle campagne bolognesi.



Ippolita cresce nella vecchia Pianura dove cielo, terra e acqua si confondono, all'interno di un'ambiente agreste in cui fin da piccola conduce la vita dei contadini: si cura del pollaio e dell'orto con la madre adottiva, nutre i preziosi bachi da seta, governa gli animali nella stalla, gioca con i coetanei lungo i fossati della palude in piena libertà immersa nella natura.

La piccola Ippolita non sa di essere stata adottata ma lo intuisce, non assomiglia assolutamente ai genitori e al fratello, dai capelli scuri e dal fisico tarchiato.
E' una bambina molto amata, ha la testa piena di sogni e fantastica spesso assorta.
Nel 1600 Ippolita compie 10 anni e durante una lite con una coetanea apprende in seguito ad un'offesa di essere una figlia illegittima, non solo: per la prima volta a causa di quell'aria sognante che spesso la caratterizza, quei capelli fulvi mai visti prima, quel suo girovagare sola per i boschi, viene chiamata strega. 



La madre adottiva svela ad Ippolita le sue vere origini, inizia per la piccola un periodo di isolamento totale in cui vaga tutto il giorno in quelle terre dove io stessa vivo. 
Conosce l'intreccio dei canali, le erbe che vi crescono sulle rive, i passaggi nascosti della palude, si specchia nell'acqua dei fossi sperando di diventare lei stessa una pianta palustre per scomparire da quella gente che la respinge, da quell'aura maligna che le ruota attorno.

Parla con gli animali selvatici, diventa un tutt'uno con la vecchia palude.

Partecipando ad una sagra paesana la notte di San Giovanni, sente raccontare di terre lontane in cui è possibile arricchirsi facilmente: sono le Americhe.
Ippolita in fondo è solo una bambina, organizza il viaggio con altri bambini del paese per recarsi a piedi nella terra sconosciuta.
Il gruppo, sulla strada per Bologna, viene riacciuffato e punito dai rispettivi genitori che accusano Ippolita di aver utilizzato una magia per convincere i loro figli a compiere questo assurdo viaggio.

Questo episodio aggrava notevolmente la posizione di Ippolita, in paese è sempre più mal vista, il suo modo di essere non viene compreso e mal interpretato. I bambini hanno il divieto di frequentarla.


Frate domenicano

Per colmare le vuote giornate di Ippolita, la madre affida la ragazzina ad un frate domenicano che le insegna a leggere e scrivere e scopre le doti canore di Ippolita. Adesso canta gli inni sacri come solista in chiesa, nascosta però da una tenda.
Il fatto alimenta l'invidia delle gente, rispolvera le vecchie chiacchiere e c'è chi afferma che la bambina abbia stregato anche i frati che tentavano di sottrarla al destino di strega.

Durante il suo girovagare con i piedi a mollo nella palude, Ippolita viene in contatto con una strana donna che vive come un eremita in una capanna nascosta dalla vegetazione palustre, si tratta di una guaritrice che conosce le erbe medicamentose che la natura offre, con esse prepara pomate e pozioni per far guarire persone e animali.


Digitale

Dalla "donna delle palude" Ippolita apprende l'arte della conoscenza delle piante e delle erbe medicinali, impara ad essiccarle e preparare unguenti e tisane curative, si appassiona e riempie la sua solitudine.

Durante l'undicesimo anno di Ippolita, nel paese scoppia un'epidemia di tifo che uccide molti abitanti. Il medico esperto chiamato dalla città, diagnostica come causa, un evento malefico che l'ignoranza della gente attribuisce alla "donna della palude".
Un gruppo inferocito si precipita alla capanna dove, oltre la "strega", viene trovata anche Ippolita e dal quel momento bollata come la sua apprendista. 

Consegnate alla giustizia del Sant'Uffizio, dopo un processo, la "donna della palude" viene bruciata sul rogo in Piazza Maggiore a Bologna, Ippolita restituita alla madre per la sua giovane età.


Capanna di palude



Tutti questi elementi e fatti accaduti, alcuni apparentemente insignificanti, contribuiranno dopo alcuni anni, alla condanna di Ippolita per stregoneria.

La madre adottiva, per proteggere la figlia, la conduce a Bologna per affidarla alla sua famiglia di origine che la accoglie a livello di serva.

Anche nel ricco palazzo invidia e maldicenza sono contro Ippolita che viene allontanata per essere rinchiusa nel Conservatorio di Santa Maria del Baraccano, luogo in cui le giovano ragazze imparano l'arte del ricamo e del cucito in attesa di raggiungere il momento del matrimonio.


Santa Maria del Baraccano


Il Conservatorip del Baraccano esiste ancora a Bologna, ora è un edificio storico del Comune ma dalla metà del '400 fino al XX secolo ha ospitato ragazze orfane o bisognose di assistenza procurando loro la dote al momento del matrimonio.
Si trattava di un'istituzione religiosa con lo scopo di educare e istruire ragazze in difficoltà economiche e di buona famiglia per salvarle da attività "disonorevoli", diversificando i livelli sociali di provenienza.

Le ragazze vivevano in una sorta di clausura ricamando sete e pizzi finissimi per le nobili della città, conducevano vita quasi monastica racchiuse da mura che le isolavano dal resto del mondo.
La vita per queste ragazze era molto dura e priva di qualunque comfort o svago.

Ippolita vive all'interno del Conservatorio del Baraccano fino a 19 anni, soffocando il suo spirito indomito e il suo desiderio di libertà. Quando le condizioni di vita si inaspriscono maggiormente, Ippolita fugge dal Baraccano per tornare nella sua amata palude.


Capanna di palude, interno


In sette anni il paese non è molto cambiato, per il momento il ritorno appare tranquillo, i campi i canali e la palude sembrano attendere il ritorno di Ippolita.
La ragazza, durante il suo quotidiano peregrinare, torna alla capanna della "donna della palude", ritrova i vasi per le erbe e il materiale per preparare i medicamenti, in segreto ripristina l'antico laboratorio.

Inizia così la sua attività di guaritrice, la gente le porta piccoli animali o chiede di curare malanni e acciacchi regalandole qualche monetina. 
Quando, grazie ai medicamenti somministrati, sottrae alla morte un bambino a cui un frate domenicano aveva già impartito l'Estrema Unzione, la situazione precipita: secondo la Chiesa Ippolita ha rubato un'anima già consacrata a Dio per donarla al demonio. 



La ragazza viene arrestata  e condotta in carcere a Bologna, con l'accusa infamante di stregoneria.
I testimoni sono tutti a suo sfavore: la fuga per raggiungere le Americhe, la frequentazione della "donna della palude", la pratica di arti magiche e innumerevoli aneddoti di pura fantasia, tutto depone contro Ippolita.
La ragazza nega ogni accusa e si dichiara innocente, la tortura però spezza la sua resistenza, conferma e accetta le accuse.

Ormai l'isteria degli abitanti del paese è alle stelle: chi dichiara di averla vista volare e trasformarsi in civetta, chi praticare sortilegi con l'aiuto del demonio con il quale aveva stretto un patto, chi l'aveva vista sacrificare animali nella palude in onore di Satana.
Il tribunale non ha bisogno di altre conferme, anche se Ippolita ritratta la confessione strappata sotto tortura, viene condannata al rogo perchè riconosciuta una strega.



Il giorno della sua esecuzione la Piazza Maggiore di Bologna è gremita, ci sono tutti quelli che l'hanno accusata, indossano gli abiti migliori e si sono portati le provviste come in un giorno di festa.
Ippolita ha 20 anni, deve morire per l'ignoranza e la cattiveria tra la folla vociferante che l'accusa e la schernisce.
Dopo impiccagione, il suo corpo viene arso sul rogo davanti alla Basilica di San Petronio tra il vociferare e l'allegria della popolazione esultante.

La storia di Ippolita appartiene al passato ma la caccia alle streghe continua a tutt'oggi, le idee ritenute pericolose in alcuni Paesi vengono soppresse, in molti luoghi dove non esiste la libertà di pensiero si viene sospettati e accusati senza possibilità di difesa.
Ippolita è solo una giovane strega di Pianura, vissuta negli stessi luoghi dove adesso io posso camminare in libertà.



domenica 31 agosto 2014

UN FANTASMA NEL LAGHETTO

Ogni castello o antico palazzo che si rispetti possiede il suo fantasma, un anima tormentata che vaga durante la notte in cerca di pace.
Anche uno specchio d'acqua evoca leggende, nel fondo oscuro è facile immaginare la presenza di mostri, fate, spettri o ninfe delle acque.

Laghetto Orto botanico Lucca

Il pittoresco laghetto dell'Orto botanico di Lucca custodisce il fantasma di una bellissima donna, Lucida Mansi.
Basta percorrere la passerella che lo attraversa e sporgersi un po' per vederla intenta a specchiarsi mentre sorride.


La storia si svolge nella meravigliosa città di Lucca, ricca di storia, personaggi e tradizioni.
Le antiche mura all'interno delle quali sorge l'Orto botanico custodiscono torri arcaiche, palazzi medioevali, rovine romane, chiese e anime di personaggi famosi, è qui che nasce e vive Lucida Mansi.

Le antiche mura

Lucida vive nel '600 ed appartiene ad una ricca famiglia lucchese. E' una donna bella, spavalda, amante della vita sfrenata, ha carisma e potere sul genere maschile.
Ma siccome la storia è scritta dagli uomini, attorno alle donne belle e potenti nascono sempre i pettegolezzi, le malelingue inventano ciò che non esiste.

Lucida è una donna avvenente che non rinuncia ai divertimenti e agli amori anche se maritata col ricco e anziano Gaspare di Nicolao Mansi.
Secondo la leggenda fa uccidere il marito per partecipare a feste e banchetti circondata da giovani uomini.
Ogni sera ne sceglie uno e, come una mantide, dopo aver trascorso la notte con il malcapitato lo fa uccidere facendolo cadere in un pozzo irto di lame.

Laghetto, particolare

Lucida non è innamorata altro che di se stessa: la sua casa è colma di specchi in cui può ammirare la sua totale bellezza.
Ma come ogni mortale un giorno scopre che una ruga e qualche capello bianco deturpano la sua perfezione, disperata piange senza sosta per giorni e giorni.

Il Diavolo ascolta le preghiere di Lucida, sotto le sembianze di un bel giovane in cambio di 30 anni di giovinezza e avvenenza chiede l'anima di Lucida Mansi.
La bella donna accetta senza pensare.

Le ninfee

La vita sfrenata e piena di amanti di Lucida continua nella Lucca seicentesca senza che la donna mostri segni di invecchiamento, ma il tempo trascorre veloce e il 14 Agosto 1623 il Diavolo compare per prendersi ciò che gli spetta.
La donna tenta di arrestare il tempo, si arrampica sulla Torre delle Ore, la più alta di Lucca, per fermare le lancette del grande orologio prima che batta la mezzanotte (207 gradini di legno, io ho rinunciato a salirvi!)

Il tentativo di Lucida fallisce e il Diavolo, padrone della sua anima, carica la donna al di sopra di una carrozza infuocata con cui percorre per tre volte il giro delle mura fino ad inabissarsi nel fondo del laghetto del Giardino botanico.


Nelle notti di luna piena, sulle sponde del laghetto, è ancora possibile udire le grida e i sospiri di Lucida Mansi che a bordo della carrozza infuocata corre verso l'Inferno. 
Se si osserva con attenzione tra le foglie di ninfea si può intravedere ancora oggi il bel volto addormentato sul fondo dell'acqua scura.

La leggenda viene tramandata a Lucca da diverse generazioni, la trama sembra un po' scontata ma qualcosa di reale si intravede.

Intanto la cinta muraria della città lascia senza fiato per la maestosità, la lunghezza (4 Km. e 195 metri) e soprattutto il fatto che sia completamente integra, una passeggiata all'ombra da percorre nella natura.

Torre delle ore

La Torre delle Ore svetta con i suoi 50 metri sulla città sin dal Medioevo, slanciata ed elegante, custodisce un antico orologio i cui rintocchi hanno scandito per secoli il tempo dei cittadini.


Lucida Mansi, realmente esistita, andò in sposa molto giovane e  nei primi anni di matrimonio il marito fu assassinato lasciando sola una donna bella e giovane.
Si sposò in seconde nozze con un ricco commerciante molto anziano e di aspetto sgradevole, il fatto suscitò scalpore e numerosi pettegolezzi.
Lucida desiderosa di autonomia condusse un'esistenza dissoluta tra feste e giovani amanti, mori di peste nel 1649 e le sue spoglie riposano nella cripta di famiglia.

Pneumatofori

Il laghetto dell'Orto botanico di Lucca è un angolo stregato veramente seducente, colmo di ninfee e caratterizzato dalla presenza di un Cipresso calvo (Taxodium distichum) che innalza verso il cielo strane braccia (pneumatofori) molto suggestive all'ombra delle antiche mura.
E' un luogo carico di storia e cultura, magia e segreti.