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sabato 13 maggio 2017

ESPLODE IL ROSA DI SAPONARIA OCYMOIDES

Quello che mi attrae di Saponaria ocymoides è la sua semplice bellezza, il rosa prorompente dei piccoli fiori, timidi se guardati uno ad uno, straordinariamente evidenti nella compatta ed esuberante fioritura.
Saponaria ocymoides a Primavera è un trionfo di colore che cattura lo sguardo, una massa così carica di fiori da soffocare il discreto fogliame.
Un'erbacea generosa che non può mancare nemmeno nel più piccolo giardino!



Saponaria è piccola pianta ricca di storia, già presente negli orti medioevali per le sue proprietà che lo stesso nome ci suggerisce.
I principi attivi contenuti nelle radici (fino al 20% nel periodo di fioritura), nelle foglie e nel fusto sono saponine, mucillagini e resine dal grande ma delicato potere detergente che, a contatto con acqua, producono una schiuma in grado di pulire a fondo senza danneggiare la superficie con cui vengono a contatto.



Ippocrate, il famoso medico greco vissuto tra il V°-IV° secolo a.C., descrive le proprietà medicinali di Saponaria ocymoides classificandola come una vera e propria cura di bellezza femminile capace di donare alle donne una pelle simile a quella della dea Venere.
Nella medicina popolare il decotto ricavato dalle radici veniva largamente utilizzato nella cura di acne, psoriasi, gotta, dermatiti e persino della sifilide. 
Le proprietà medicinali di Saponaria ocymoides sono di tipo detergente, diuretico, depurativo, antiacne, antipsoriasi, colagogo (facilita l'espulsione della bile) e diaforetico (favorisce la produzione di sudore).


Le saponine di questa pianta sono state largamente impiegate in passato per il lavaggio delicato della lana e dei tessuti, i Romani le usavano nei bagni termali, è infatti dal latino "sapo" cioè "sapone" che la pianta prende il nome del genere.
L'attributo "ocymoides" si riferisce alla somiglianza con la pianta del basilico, il cui nome è appunto "Ocymum".
Ancora oggi Saponaria ocymoides viene utilizzata in erboristeria, fitoterapia e per la detersione delicata di cute e capelli.


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A Maggio questa piccola erbacea è un trionfo di fioritura: ravviva e colora muretti a secco, giardini rocciosi, riempie ed ammorbidisce gli spazi irregolari di pavimentazioni, striscia formando piccoli cuscini in basse bordure, ricade da aiuole rialzate e spunta tra le pietre di vecchi muri nei giardini di campagna.

Saponaria ocymoides è una Caryophyllacea perenne ad alta rusticità e di pregevole bellezza che in natura vive fino ad alta quota, ha origine da Europa occidentale ed Italia dove prospera su tutto l'arco alpino su terreni asciutti e ghiaiosi.
Il portamento è prostrato e ricadente a formare delicati e fitti cuscini tappezzanti costituiti da fusti rossastri legnosi e ascendenti fittamente intrecciati ricoperti di peluria, la lunghezza massima raggiunta va dai 10 ai 40 cm.


Le foglie basali si presentano semplici ed obovate, quelle disposte lungo il fusto sono lanceolate ed acute color verde brillante e leggermente ruvide al tatto.
I fiori, posti all'apice dei rami affastellati e sorretti da brevi peduncoli, si raggruppano in infiorescenze, presentano una morfologia a calice e una corolla piatta composta da 5 petali dalla colorazione rosa carico.


La fioritura primaverile è esplosiva e prosegue per tutta l'Estate fino a diradarsi all'arrivo dei primi freddi.

Tra i nomi comuni che identificano questa graziosa erbacea troviamo: "Saponaria rossa", "Saponaria delle rocce", "Saponaria montana", "Savonella".



CURA DI SAPONARIA OCYMOIDES

Saponaria ocymoides è una pianta rustica molto resistente e di facile coltivazione, molto frugale quindi perfetta anche per giardinieri alle prime armi.

TERRENO
La pianta si adatta a qualunque tipo di substrato purché sia umido ma ben drenato, allo stato naturalecresce anche su suolo ghiaioso e tra i sassi.

ESPOSIZIONE
Saponaria ocymoides predilige sia il sole pieno che zone ombreggiate ma ricche di luce da preferire nelle zone in cui le estati sono molto siccitose.

IRRIGAZIONE E CONCIMAZIONE
Irrigare in maniera moderata allo scopo di mantenere il terreno umido, evitare i ristagni idrici. Durante il periodo di fioritura somministrare in concomitanza delle irrigazioni un concime liquido per piante fiorite ogni 10 giorni circa.


POTATURA
Al termine della fioritura è consigliata una potatura anche drastica per favorire una ripresa vegetativa che permette alla pianta di espandersi.
In Autunno recidere gli steli a livello del suolo e coprire l'apparato radicale con una pacciamatura di protezione. In genere, anche se sopporta bene il freddo intenso, durante l'Inverno Saponaria ocymoides dissecca la parte aerea che verrà nuovamente emessa in Primavera.
Se si desidera contenere la crescita esuberante di questa bella tappezzante è sufficiente recidere gli stoloni sotterranei con cui la pianta si propaga.

MOLTIPLICAZIONE
Saponaria ocymoides è di semplice coltivazione e riproduzione.
In Primavera, all'inizio della ripresa vegetativa, basta suddividere i cespi collocando subito a dimora le nuove piante oppure in Autunno è possibile ricavare nuovi esemplari suddividendo gli stoloni dalla pianta madre.

Utilizzare Saponaria ocymoides per formare aiuole ornamentali, belli gli accostamenti con Nepeta, Campanula, Phlox, Sedum oppure per ricoprire scarpate assolate. 
Perfetta in giardini rocciosi o all'interno di muretti a secco su cui la pianta vive anche con piccole quantità di terriccio. 



Sono reperibili cultivar con fiori di dimensioni maggiori e colorazioni diverse.

giovedì 6 aprile 2017

SELAGINELLA LEPIDOPHYLLA, LA PIANTA DELLA RESURREZIONE

Come sempre sono alla ricerca di piante insolite e particolari, capaci di attrarre la mia attenzione ed accendere il desiderio di aggiungerle alla mia collezione vegetale.

Un gruppo di Selaginella Lepidophylla in stato di dormienza

Noto un ammasso radicale apparentemente secco, privo di un minimo accenno di vita, quasi da gettare tra i rifiuti o da relegare nel reparto "rianimazione" del mio giardino.
Il costo è accessibile, la storia che riguarda questo vegetale rinsecchito molto interessante e contornata di leggende, mi incuriosisce.
Parla di crociati e di pellegrini in Terra Santa, di Maria di Nazareth, di aridi deserti, di immortalità e resurrezione. 
E' la rosa di Gerico, così almeno dice il cartello esplicativo, d'impulso la porto a casa.

Anastatica hierochuntica, Rosa di Gerico

In realtà mi hanno rifilato un "falso", non ho acquistato Anastatica hierochuntica, una Brassicacea originaria del Medio Oriente chiamata Rosa di Gerico ma una licopodiofita (genere di piante dal fusto strisciante talvolta epifite o rampicanti) a volte spacciata in sostituzione dell'originale il cui nome è Selaginella lepidophylla.


La mia Selaginella allo stato vegetativo

Selaginella lepidophylla viene denominata "Falsa rosa di Jericho o Gerico" e rappresenta la vera Pianta della Resurrezione.

Si tratta di una pianta poichilodrica cioè in grado di sostenere ripetuti cicli di disidratazione e reidratazione senza subire danni. Infatti, in carenza di acqua, questa pianta entra in fase di quiescenza. Questa capacità permette la sopravvivenza in ambienti in cui i rifornimenti idrici sono stagionali o intermittenti.

Esistono più di 300 tipi di piante della Resurrezione, così chiamate per la caratteristica di riprendere vita anche dopo molti anni di morte apparente (anche dopo 50 anni!)

Selaginella lepidophylla è originaria del deserto di Chihuahua, una zona arida che si estende tra gli Stati Uniti e il Messico in cui la pianta riesce a superare le difficili condizioni ambientali grazie ad una non comune strategia di sopravvivenza.
A differenza di altre forme vegetali che abitano le zone desertiche abili ad assorbire acqua il più possibile di giorno e umidità durante la notte, Selaginella lepidophylla nei periodi di aridità entra in quasi completa essiccazione.



Selaginella lepidophylla detta anche Doradilla, Pianta di pietra o Pianta dinosauro deve la sua scoperta a Van Jericho che per primo osservò le sue particolari abitudini.
E' un pianta molto antica, un vero fossile vivente, i cui antenati (di dimensioni maggiori rispetto le attuali) hanno convissuto con i dinosauri.
Anche se l'aspetto è simile a quello di un muschio, la pianta è strettamente legata alle felci.

Rappresenta un simbolo di morte e resurrezione che fu utilizzato dai missionari spagnoli per l'opera di cristianizzazione del Nuovo Mondo allo scopo di spiegare ai nativi il concetto di morte e resurrezione cristiani.
Falsa Rosa di Gerico è un simbolo di rinascita tipico del periodo quaresimale e pasquale 

Selaginella disidratata

Il processo di disidratazione avviene in un periodo relativamente breve di essiccazione, la pianta ripiega gli steli esterni in anelli circolari e arriccia lentamente a spirale i gambi interni formando una stretta palla simile ad un nido, forma che riduce al minimo la superficie traspirante.
Questa disposizione degli steli facilita sia la chiusura stretta durante il processo di disseccamento che la rapida riapertura durante la reidratazione.

Una volta raggiunto lo stato di dormienza, la Falsa rosa di Jericho stacca le radici dal terreno e rotola attraverso il deserto grazie al vento.
Quando incontra una pozza d'acqua o condizioni di sufficiente umidità, riprende ad idratarsi, inizia il processo fotosintetico e di crescita e produce i semi che cadendo a terra daranno origine a nuove piante.


Nel suo stato di idratazione questa pianta è di piccole dimensioni con piccoli fusti molto ramificati, dal portamento prostrato, dotati di foglioline verdi squamiformi che ricordano la felce. 
Con il tempo le foglie assumono un colore rossastro . 
L'assorbimento dell'acqua si verifica a livello fogliare mediante piccole appendici chiamate ligule.
Non vi è produzione di fiori, la riproduzione avviene mediante spore.


COLTIVARE SELAGINELLA 

E' possibile impiegare Selaginella allo stato idratato come tappeto erboso o per realizzare muri vegetali in zone luminose ma non esposte direttamente ai raggi solari con una temperatura minima invernale di 10- 16° C.
Il substrato deve essere composto da muschio o sfagno e mantenuto umido ma ben drenato. 
Anche l'umidità ambientale deve essere elevata, è utile nebulizzare la pianta con acqua tiepida priva di calcare.

Collocare La Rosa di Pietra in poca acqua


La tecnica per far "risorgere" Selaginella dalla sua morte apparente è molto semplice, basta ricreare le giuste condizioni idro-climatiche.
Occorre collocare la base di Rosa di pietra allo stato di dormienza in un piattino o una ciotola a contatto con acqua tiepida, calda o fredda, sarà la temperatura dell'acqua a determinare la tonalità di verde.
In breve tempo i rametti e le foglie dal colorito brunastro e apparentemente secco rivivranno quasi magicamente.

CURA

Dopo un'ora a contatto con acqua tiepida

Immergere totalmente la palla disseccata in acqua per qualche minuto, in seguito porre solo la base a contatto con mezzo centimetro di acqua.
In pochissime ore Selaginella lepidophylla si trasformerà in una pianta verde ed elegante.
Posizionare la pianta in zona luminosa e con una temperatura che non scenda al di sotto di 15° C, in casa, oltre ad abbellire l'ambiente, profuma e purifica l'aria dai cattivi odori.
Mantenere i rami e le foglie umidi nebulizzando se necessario acqua privata del calcare (basta bollirla!)
Dopo 4-5 giorni al massimo privare la pianta dell'idratazione e lasciarla disseccare e riposare. Questo eviterà marciume radicale.

Il processo può essere ripetuto infinite volte.

martedì 7 marzo 2017

COLORARE E PROFUMARE GIARDINI E TERRAZZI CON NEMESIA STRUMOSA

Quando ancora stretti nella morsa invernale si immagina la Primavera, è facile pensare a colori tenui o vivaci, magari uniti a profumi delicati che allontanano il grigiore delle giornate.
Per molte persone la Primavera si identifica con la fioritura delle Primule, oggi vorrei invece proporre una valida alternativa: Nemesia strumosa, comunemente chiamata Nemesia.


Nemesia è un'incantevole pianta da fiore perenne (utilizzata maggiormente come annuale), che proviene dalle terre del Sud Africa e dell'Europa meridionale. 
La fioritura di Nemesia nella regione deserta del Namalqualand (Sud Africa) è un evento spettacolare da non perdere: seguendo percorsi circolari con punti panoramici è possibile ammirare un fitto tappeto di oltre 3500 specie di bulbi e piane fiorifere dagli splendidi colori, tra le quali la coloratissima Nemesia.
Si tratta di uno splendido itinerario chiamato "Flower route" che attira moltissimi visitatori appassionati di Natura e fotografia, uno scenario sicuramente da non perdere.


Nemesia strumosa rappresenta, nel linguaggio segreto dei fiori, senso della giustizia e del rispetto delle regole nella convivenza civile, infatti il nome Nemesia ricorda Nemesis la dea greca che aveva il compito di mettere giustizia nei delitti irrisolti o impuniti e di distribuire gioia e dolore secondo giustizia.

Strumosa invece è un termine latino che significa "col gozzo" ad indicare una particolare forma a sacco simile ad un gozzo della corolla o dei petali.


Nemesia è un'incantevole e decorativa pianta erbacea da fiore che appartiene alla famiglia delle Scrophulariaceae costituita da un apparato radicale fitto e sottile e da steli quadrangolari eretti sottili molto ramificati.
La pianta raggiunge 20-40 cm di altezza, il portamento è tappezzante e ricadente a formare un piccolo cespuglio.

Dagli steli si dipartono numerose foglie lunghe e dentellate lievemente pubescenti di un colore verde fresco e brillante .


Dalla sommità degli steli centrali e laterali spuntano da Marzo-Aprile sino all'Autunno inoltrato numerosissimi fiori dalla corolla irregolare simili a Bocche di leone, così fitti da oscurare la presenza del fogliame.
I piccoli fiori profumatissimi mostrano una corolla trilobata nella parte superiore e bilobata dall'aspetto stropicciato in quella inferiore.

I colori vivaci dei fiori sono i più disparati: bianchi, azzurri, rossi, arancioni, gialli, viola, lilla, bicolori con gli abbinamenti cromatici più svariati e in contrasto tra loro.
Gli ibridi a disposizione sono tantissimi!


La ricchissima fioritura di Nemesia si adatta ad aiuole fiorite, bordure e vasi, perfetta in cesti appesi in cui la forma ricadente si esalta maggiormente, ottimi gli abbinamenti primaverili con Primule e Viole, tra bulbi di Tulipani o Narcisi riempie gli spazi una volta che questi entrano in fase di riposo.
Nemesia cresce bene anche al di sotto di Hydrangee o tra alti arbusti, da segnalare gli accostamenti estivi con Gerani e Petunie, in vasche o vasi sospesi unita a piccole edere ricadenti.

Si può giocare con le più disparate varietà cromatiche abbinandole a piante dai colori neutri per formare gruppi fioriti di grande impatto e dalla fragranza delicata.


La prolungata fioritura sorprendentemente prolifica e profumata arricchisce patii e balconi, davanzali e fioriere già dall'inizio della Primavera, ideale per cassette e ciotole miste in cui è semplice realizzare splendide composizioni. 

COLTIVAZIONE E CURA DI NEMESIA



TERRENO: Nemesia predilige un substrato morbido e ricco, l'ideale è un terriccio soffice e ben drenato composto da torba bionda (80%), sabbia, ghiaia o argilla espansa in cui gli esemplari dovrebbero essere piantumati a 10-15 cm di distanza tra loro.
Nemesia ama respirare liberamente.

ESPOSIZIONE:  scegliere posizioni assolate o semi ombreggiate in particolar modo dove le estati sono particolarmente calde. Nemesia tollera abbastanza il freddo ma non le temperature molto al di sotto dello zero, è opportuno quindi ripararle in Inverno in serra fredda o trattare la pianta come annuale.
Per garantire una fioritura prolifica e prolungata Nemesia necessita di almeno 5-6 ore di pieno sole al giorno.

IRRIGAZIONE: nel periodo di fioritura garantire irrigazioni regolari evitando il ristagno idrico, il terreno deve rimanere costantemente umido, nei mesi estivi le piante collocate in contenitori necessitano di irrigazioni quotidiane.
Una pacciamatura del terreno, oltre a proteggere l'apparato radicale in Autunno, contribuirà a mantenere un substrato umido anche nei giorni afosi, non è necessaria vaporizzazione su foglie e fiori perché Nemesia non teme l'aria calda.


CONCIMAZIONE: Nemesia consuma molta nutrizione, consiglio di mescolare il terriccio che la ospiterà con concime granulare a lenta cessione e somministrare ogni 8-10 giorni circa durante l'irrigazione, un fertilizzante liquido per piante fiorite ricco di microelementi. 
In Autunno diradare la concimazione (fertilizzante liquido ogni 15 giorni) fino alla sospensione.

POTATURA: durante il periodo vegetativo ripulire la chioma da rami, foglie e fiori secchi per favorire la formazione di nuovi getti fioriferi, sollevare con delicatezza gli steli ricadenti per ripulire anche le parti sottostanti.
Accorciare i rametti indeboliti e ingialliti o che appaiono "filati" per ottenere una forma più compatta.

MOLTIPLICAZIONE: a Marzo seminare Nemesia in semenzaio e collocare le piantine all'esterno solo quando il pericolo di gelate tardive è scongiurato.
La coltivazione in vaso richiede contenitori profondi almeno 20 cm di media grandezza in cui consiglio di collocare almeno tre esemplari per esaltare al massimo la bellezza di Nemesia.

PROBLEMI: Nemesia è una pianta di facile coltivazione, robusta e poco sensibile a parassiti e malattie. Talora può essere colpita da afidi, è quindi utile controllare periodicamente il fogliame per intervenire tempestivamente con gli appositi prodotti.
Scarse fioriture sono indice di carenza di esposizione alla luce solare, steli con foglie secche segnalano scarse irrigazioni (rimuovere i rami, concimare ed irrigare), rami afflosciati evidenziano eccesso di acqua (lasciare asciugare il terreno prima dell'irrigazione successiva).


Uno degli ibridi più amati per le migliori caratteristiche di fioritura, bellezza e resistenza è Sunsatia, particolarmente generosa e durevole nella varietà Proven Winner a cui è stata assegnata la medaglia d'argento al "Chelsea Flower show" dalla Royal Horticultural Society.

domenica 13 settembre 2015

UN TAPPETO COLOR MALVA A SETTEMBRE: LIRIOPE MUSCARI

A Settembre, le fioriture in giardino iniziano a scarseggiare.
E' il momento perfetto per Liriope muscari che, con il suo tappeto di foglie nastriformi dal verde intenso o variegato punteggiato di capolini blu-malva, invade la scena.


Il portamento leggero, il fogliame arcuato e le spighette colorate che si ergono verso l'alto, formano un tappeto erbaceo di eccezionale bellezza che sembra vibrare alla luce filtrata dai rami degli alberi.

Liriope muscari è una perenne sempreverde e rizomatosa molto rustica che con i suoi ampi cespi, tappezza aree estese poste a mezz'ombra o pieno sole.
Regala fioriture in periodi insoliti, il look è accattivante anche durante la stagione invernale.


Le foglie nastriformi sono coriacee e praticamente indistruttibili: larghe pochi centimetri, lucide e carnose dal verde brillante o striate di panna (nella varietà "Variegata) costituiscono cespi arcuati alti al massimo 40 cm che in poco tempo ricoprono il terreno a disposizione senza essere invadenti.

Alla fine dell'Estate, dal centro del cespo si innalzano rami solitari che portano piccole pannocchie di fiori lilla-malva simili a campanellini che lasciano il posto in Inverno a piccole bacche scure.
Nella luce autunnale Liriope forma un mare verdeggiante che risplende di punte violacee dall'effetto molto suggestivo amplificato dal colore crema nella forma "Variegata".


Liriope muscari è una Convallariacea originaria di Cina, Giappone e Corea dove vive in terreni freschi del sottobosco, il nome Muscari deriva dalla somiglianza che l'infiorescenza ha con genere omonimo.


E' una pianta versatile e molto rifiorente: non teme il gelo o la siccità, fiorisce in abbondanza sia in pieno sole che in ombra, ama il terreno lievemente acido, ben lavorato leggermente sabbioso, sciolto e fresco.
Teme il ristagno idrico che provoca appassimento del fogliame.
Si accontenta delle piogge, solo in lunghi periodi di siccità richiede un'irrigazione supplementare.


A volte, al termine dell'Inverno, il fogliame può assumere una colorazione marrone, basta tagliare la parti scure o danneggiate in Primavera prima che spuntino le nuove piantine. 

La moltiplicazione avviene in Primavera con la semplice divisione dei cespi, le nuove piante ottenute dovranno possedere una parte di rizoma e potranno essere subito interrate.


Liriope muscari è un'ottima pianta copri-suolo adatta alla coltivazione in vaso, perfetta per giardini rocciosi, bordure e per ricoprire terreni irregolari in cui esplica un'azione consolidante.
Ottimo compagno di Hosta, Tulbaghia, Hemerocallis, Convallaria Japonica.


Per aggiungere interesse al fogliame invernale, consiglio di interrare gruppi di Narcisi che coloreranno di giallo-arancio vivace i primi tepori primaverili.


mercoledì 29 aprile 2015

AROMA PUNGENTE: TULBAGHIA VIOLACEA

Per una zona marginale del laghetto, ho scelto Tulbaghia violacea.
Sono rimasta attratta dal delicato colore dei fiori, dal cespo erboso dal verde tenue, dalla semplice eleganza della pianta.
Ho riempito il baule della mia automobile con diverse varietà di questa erbacea fiorita, entusiasta del mio nuovo acquisto.


Durante il viaggio di ritorno un intenso odore di vecchia cucina (aglio, cipolla?) ha invaso l'abitacolo della mia auto, un lezzo così acuto da obbligarmi ad abbassare i finestrini.

L'odore era causato dalle piante di Tulbaghia pressate all'interno del baule, pentita e scoraggiata ho comunque allestito diverse macchie colorate dall'effetto cromatico delicato e interessante.

Ho imparato a conoscere ed amare Tulbaghia, una perenne rizomatosa che forma densi ciuffi di foglie strette e lunghe emessi da un grosso bulbo sotterraneo.


Di aspetto simile all'Agapanthus, Tulbaghia è un membro della famiglia delle Alliaceae di origine Sudafricana il cui nome vuole ricordare Rik Tulbagh, governatore del Capo di Buona Speranza nel XVIII secolo.

Tulbaghia è una pianta aromatica le cui foglie, se strofinate o spezzate, emanano un forte odore di cipolla, repellente per numerosi insetti come pulci e zecche e mammiferi come le talpe.
Se strofinata sulla pelle, respinge le zanzare, soprattutto le moleste Tigre.

All'aria aperta, l'odore pungente delle foglie di Tulbaghia non è percepibile, nemmeno i nasi più fini vengono disturbati dai tioli, composti organici a base di zolfo che la pianta contiene.


Le foglie sono carnose e lineari (simili a quelle dell'aglio o della cipolla) color verde glauco, nella varietà variegata le foglie presentano strisce longitudinali bianco-crema.

A partire da Giugno e fino a tutto l'Autunno inoltrato, la pianta produce steli che recano in cima fiori stellati rosa-violetto profumati raccolti in ombrelle.
I fiori a corimbi hanno tonalità morbide e delicate quasi di altri tempi, affascinano notevolmente le farfalle che accorrono numerose sulle corolle.
Al centro del fiore, è evidente una struttura "a corona" simile ad una tazza, come nei Narcisi.


La pianta raggiunge un'altezza massima di 60 centimetri, i grossi cespi invece un diametro di 50.
Il fusto che sorregge i fiori è alto e snello e spicca elegantemente sulla pianta.

Tulbaghia violacea è una pianta senza pretese che si adatta a qualunque condizione di terreno: la si può utilizzare sui bordi umidi di un laghetto o in un secco giardino roccioso, ogni angolo del giardino è perfetto per Tulbaghia, purché esposto al sole.
Prospera in terreni ricchi di sostanza organica e ben drenati.


La pianta tollera la mezz'ombra ma la fioritura sarà penalizzata, resiste bene alla siccità e in caso di intense gelate, perde la parte aerea che rispunterà copiosa nella Primavera successiva in un nuovo sviluppo vegetativo.

Le irrigazioni non devono essere abbondanti, se troppo annaffiata e concimata in eccesso, Tulbaghia sembra fiorire meno profusamente.
Le potature non sono necessarie, basta ripulire i cespi dalle parte secche in Autunno.


La pianta è adatta anche in coltivazione in vaso purché sia di grandi dimensioni, in questo caso le irrigazioni dovranno essere meno distanziate nel tempo.

Tulbaghia è una pianta aromatica interessante nel "giardino delle erbe", foglie e fiori possono essere utilizzati in cucina per arricchire insalate fresche o profumare zuppe, le proprietà della pianta sono le stesse dell'aglio (Allium sativum).





lunedì 26 gennaio 2015

BLU CARPET PER UN LAGHETTO: ISOTOMA FLUVIATILIS

Isotoma fluviatilis tappezza il bordo del laghetto come un delicato manto di stelle blu all'apparenza fragile, forte e duraturo nella realtà.



Isotoma fluviatilis è un'erbacea perenne di piccole dimensioni che striscia velocemente sul terreno umido e crea soffici tappeti verdi punteggiati da piccoli ed eleganti fiori stellati, allargandosi in modo quasi invasivo.

Nulla può arrestare il suo cammino: si arrampica su pietre e roccette, si insinua tra le piastrelle di una pavimentazione, si intrufola al di sotto di strutture per spuntare qualche metro più in là e riempire ogni fessura....



Mi ricorda un po' il carattere di Lippia repens, invadente ma alla fine malleabile!

Isotoma fluviatilis è una Campanulacea detta anche Lobelia fluviatilis (cioè "dei fiumi") per il tipo di ambiente che predilige, ma il nome non deve trarre in inganno: Isotoma ama il terreno umido e ben drenato ma, una volta installata, si adatta anche a terreni aridi e periodi siccitosi.

Questa piccola strisciante non più alta di 3-5 cm proviene dalla Nuova Zelanda e Australia, sopporta egregiamente il freddo intenso e tollera il pieno sole anche se preferisce le posizioni semi- ombreggiate.
La si può utilizzare come sostituta delle graminaceae in piccoli prati (tollera anche un moderato calpestio), trova impiego nelle pavimentazioni lastricate dove orla di azzurro le piastrelle senza invaderle creando un look pulito ed elegante.



I rami striscianti raggiungono la lunghezza di un metro ciascuno e sono ricoperti da fitte foglie ovali piccole e tenere molto decorative, lievemente dentate che costituiscono un rigoglioso tappeto verdeggiante.

La copiosa fioritura riempie di piccole stelle azzurro-malva dalla fine della Primavera fino ai primi geli un giardino roccioso o alpino, la parte bassa delle bordure, selciati e vasi, piccole strade che si insinuano tra le piante come fette di cielo stellato.



L'affascinante profusione di fiori colma di luce il bordo di un laghetto o una fresca vasca zampillante posta in posizione semi-ombreggiata, un delicato percorso dalla manutenzione praticamente inesistente.

Isotoma fluviatilis si riproduce con una facilità sorprendente: basta tranciare un pezzetto di stelo e interrarlo nuovamente, la pianta continuerà il suo inarrestabile percorso.





Poche altre piante danno una copertura del terreno rapida, rustica ed elegante al pari di Isotoma, un'aggiunta vivace al giardino al termine della fioritura dei bulbi primaverili con cui l'erbacea convive tranquillamente oppure come riempimento ai piedi di una perenne.



La cultivar "Deep blue" con fiori stellati blu scuro non sbiadisce nemmeno di fianco ai fiori dalle colorazioni più vivaci, una spolverata di stelle fino all'Autunno inoltrato.







giovedì 11 dicembre 2014

ARUM ITALICUM, PAN DI SERPE

Una pianta particolarmente interessante da aggiungere ad una zona 
ombreggiata e umida del proprio giardino è Arum italicum.




Le foglie gradevolmente variegate persistenti durante l'Inverno e i rossi frutti dall'aspetto invitante regalano una nota di colore al bordo di un laghetto ornamentale sia di tipo formale che di aspetto naturale.
Spesso Arum viene associato con Hosta, un'altra pianta amante dell'ombra, perché in Autunno inoltrato, quando le foglie di Hosta appassiscono, quelle di Arum spuntano ed occupano lo spazio rimasto libero.

In natura Arum italicum vive nel sottobosco ombroso e umido, lungo le rive di corsi d'acqua, nei fossi, spesso nei pressi dei centri abitati.
Da alcuni anni sta interessando i garden designer come pianta ornamentale.



Arum italicum è un'erbacea perenne dalle insolite peculiarità la cui attrattiva non comune è quella di emanare calore dallo spadice a forma di clava protetto da un vessillo verde pallido (come nella Calla) da cui è costituita l'infiorescenza.

Tra i fiori che formano lo spadice si trovano delle estroflessioni ricche di sostanze zuccherine che catturano gli insetti pronubi e li trattengono fino a quando l'impollinazione non è avvenuta.
Gli insetti sono allettati dall'odore nauseabondo di putrefazione emesso dai fiori e dalle sostanze zuccherine presenti sulle estroflessioni, avvertiti soprattutto dalle mosche.



L'intensa attività catabolica dello spatice (emissione di calore) può superare la temperatura ambientale anche di 10-14° C., studi compiuti hanno attribuito la produzione di calore alla forte traspirazione dello spadice.
Si è notato poi che la spata si apre sempre verso Sud e la forma particolare è in grado di catalizzare i raggi solari.

Il nome Arum, detto anche Gigaro Chiaro, deriva probabilmente dal greco antico e significa "calore", per il termine Italicum cioè "italiano" si intende genericamente la fascia mediterranea di appartenenza della pianta.


In antichità, i frutti maturi di Arum italicum si credeva erroneamente fossero il cibo del biacco (Hierophis viridiflavus) un serpente carnivoro che vive nelle campagne, da qui l'appellativo "Pan di serpe". 


Alla pianta sono state attribuite numerose proprietà curative associate ad un uso alimentare del rizoma essiccato, abitudine ancora presente in alcune zone italiane. Ad Arum venivano riconosciuti poteri magici, parti essiccate si portavano appese al collo all'interno di un sacchetto per sconfiggere il malocchio.

In realtà, Arum italicum, oltre a non contenere alcuna capacità farmacologica, è una pianta velenosa in tutte le sue parti sia per contatto che per ingestione.
Il rizoma, dopo la cottura o l'essiccamento, perde la maggior parte delle tossine presenti, ma sconsiglio ugualmente di utilizzarlo!! 
L'aspetto allettante delle bacche è molto attraente, il gusto sgradevole e la sensazione quasi immediata di irritazione alle mucose, pizzicore e gonfiore fortunatamente non ne favoriscono l'ingestione.


Arum italicum "Gold rush"

La principale componente tossica di Arum italicum è l'ossalato di calcio (soprattutto i cristalli), sono presenti saponine e un glicoside dell'acido cianidrico. A contatto con la pelle i cristalli provocano dermatiti, se ingeriti infiammano tutto il tratto gastrico con vomito e dolori addominali.

Meglio quindi un uso ornamentale in un giardino all'ombra, lungo le sponde di laghetti, cascatelle o la collocazione in un giardino palustre.

Arum italicum nasce da un rizoma sotterraneo e raggiunge un'altezza massima di 100 cm, dal fusto in Autunno si dipartono ampie foglie a forma di freccia verde lucido sfumate di bianco disposte a spirale.
Da Marzo compare l'infiorescenza a spadice, giallognola o verde chiaro avvolta da una brattea, i frutti sono bacche ovoidi, seguono in Estate l'appassimento della spata e permangono dopo la scomparsa del fogliame.


Questa erbacea richiede terreno umido, in zone all'ombra lo sviluppo del fogliame è maggiore, al sole la fioritura è incentivata.
E' interessante l'uso di Arum come fitorimedio, la pianta infatti è in grado di assorbire una grande quantità di sostanze inquinanti.